(Costanza, Pasqua 2008) Ostersonntag

Un raggio obliquo di sole perfora la livida coltre di nubi sopra il Bodensee. Ho il viso sferzato da raffiche di vento gelido e piccoli fiocchi di neve ghiacciata. “Altro che Pasqua, sembra Natale”. Giulia affonda le mani nelle tasche. “Ho sentito che il maltempo imperversa pure in Italia. Pioggia e freddo ovunque”. “Tanto vale essere qui al nord, insomma. Si respira un’altra atmosfera, più rilassata, più vivibile. Le strade ordinate della città vecchia, i giardini sul lungolago, la gente che gira in bicicletta…”. Alcuni turisti si fotografano a vicenda lasciando sullo sfondo la Marktstätte. Da Sankt Stephan riecheggia potente lo scampanio per la Festgottesdienst. Giulia tira un sospiro. “Mi sento sollevata al pensiero di aver lasciato alle spalle il teatrino della campagna elettorale”. “Vero. Vista da quassù la nostra politica sembra così insignificante, così fasulla”. “Non a caso l’Europa ci ignora. Nessun telegiornale parla di noi. Neppure quelli tedeschi. Non una parola che è una”. “Le polemiche, le repliche e le controrepliche, sempre le stesse. Il voto utile, i brogli, ci avete copiato il programma, siete divisi su tutto…”. “La cordata per salvare Alitalia…”. “Se la mettessero al collo, la cordata”.

(Fotografia scattata il 23 marzo 2008)

5 risposte a “Ostersonntag”

  1. Avatar Pim

    Ostersonntag: domenica di Pasqua.
    Bodensee: lago di Costanza.
    Marktstätte: piazza del mercato.
    Sankt Stephan: Santo Stefano.
    Festgottesdienst: messa solenne.

  2. Avatar francesca

    la nostra politica è fasulla…
    un abbraccio PIM

  3. Avatar Pim

    Un abbraccio anche a te, Francesca. Grazie per essere passata di qui.

  4. Avatar giulia

    Che voglia di emigrare… Giulia

  5. Avatar Pim

    A chi lo dici, Giulia…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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