Si rinuncia .

Si rinuncia soltanto a ciò che si conosce.

(Fotografia scattata a Petra il 12 agosto 2007)

4 risposte a “Si rinuncia”

  1. Avatar PuntoG

    Mah…..forse si rinuncia anche a ciò che non si conosce, mi viene da pensare. Per esempio dando tutto lo spazio, il tempo, al noto presente nella nostra vita. E il non noto, ciò che non conosciamo, rimane tale per una nostra scelta, per una nostra rinuncia. Non farci caso, sarà il caldo. 😉
    Ciao
    PuntoG

  2. Avatar Pim

    È vero anche ciò che dici, non c’è una verità assoluta. Credo tuttavia che sia eventualmente più facile rinunciare alle cose che conosciamo già, soprattutto se non ci soddisfano; mentre può essere più interessante intraprendere percorsi inediti. Molto dipende dal livello di curiosità che possediamo, dalla capacità o dalla possibilità di assumerci dei rischi, dal desiderio di conoscenza… Si può decidere di essere Ulisse oppure Penelope: due scelte entrambe rispettabili.
    Ciao PuntoG, grazie per la visita.
    Pim

  3. Avatar Prishilla

    Per me il termine rinuncia ha l’accezione di “costo personale” (intendo dire: “rinunciare” alle cose che non mi soddisfano non la vivo come una vera rinuncia, ma come, se mai, un evitamento possibile di cui sono grata! tipo… rinunciare alla festa di compleanno della suocera… 😉 ). In questo senso per me l’aforisma di Pim coglie nel segno e spiega come a volte evitiamo di conoscere per timore di dover pagare il costo, poi, di rinunciare……
    Sibillinamente, Prish

  4. Avatar Pim

    Sei stata chiarissima, tutt’altro che sibillina. La suocera si evita perché la si conosce; quasi impossibile invece rinunciare a un’esperienza amorosa, anche quando l’esito appare d’incerta realizzazione…
    Ciao Prish.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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