Liberi tutti

<< Ha estratto la pistola, me l’ha puntata in faccia, solo che dev'essersi inceppata… >>. Il cerchio dei microfoni si stringe intorno all’uomo. Nel trambusto si fa largo una voce: << Ministro… e la sua scorta? >>. << Il caposcorta ha preso le scale invece dell’ascensore, come fa di solito dopo avermi lasciato sul pianerottolo, davanti al mio appartamento >>. << Quindi l'aggressore la stava aspettando >>, chiede qualcun altro puntando il registratore. << Non so che dire… probabilmente sì. E questa è una cosa strana, perché non era previsto che rientrassi a Roma… >>. Si alza un mormorio, un << ah, ecco! >>. << Dove si era nascosto? >>, riprende quello di prima. << In una rientranza, dietro una colonna… non l’ho visto in faccia perché ci sono delle lampadine fulminate>>. << E poi, poi che è successo? >>, come un coro greco. << Quel tipo si è precipitato giù per le scale, ho sentito alcuni colpi… l’agente ha sparato in aria per fermarlo, ma è sparito nel nulla…>>. << C'era un'auto di servizio all'ingresso? >>. << Naturalmente. Ma dev'essere fuggito per il cortile interno, c’è un muretto basso che dà verso la campagna… >>. << Testimoni? I vicini? >>. << N-no, non credo… tutto si è svolto così in fretta… nemmeno mia moglie e i miei figli si sono accorti di ciò che stava capitando… >>. Una giornalista si divincola nella foresta delle braccia protese: << Ha avuto paura? >>. << No >>, replica secco lui, sfoderando un residuo d'orgoglio, << solo per la mia famiglia. Avevo già ricevuto molte minacce, pedinamenti. Stavolta volevano farmi fuori davvero, ma io vado avanti per la mia strada >>. Si leva un applauso, qualcuno urla << bravo! >>.

La piccola folla si ritira, le telecamere si spengono. Il ministro resta attorniato da alcuni membri dell’entourage che gli dicono qualcosa. Dalla tasca estrae il cellulare, compone un numero, si volta verso il muro. Chiede di una persona, fa un nome; dopo un attimo comincia a parlare, una parola dietro l’altra, a raffica. Il viso, fino allora pallido, gli diventa paonazzo, l’espressione sempre più alterata. Gesticola, si gira di scatto, controllando con lo sguardo. Il tono della voce cresce, gli scappa una litania d’insulti. A un certo momento – si sente chiaro, distinto – esclama: << Questa è l’ultima volta che mi fido di voi! >> e poi schianta il cellulare in terra.

4 risposte a “Liberi tutti”

  1. Avatar rosy
    rosy

    il riferimento all’attualità è trasparente ed è rispetto a questo che apprezzo molto il tuo racconto. non sei l’unico a pensarla così.
    ciao pim,
    rosy

  2. Avatar Pim

    Così… come?
    (Eheh… scherzo.)
    D’altra parte, a pensar male ci si azzecca quasi sempre.
    Ciao ciao.
    Pim

  3. Avatar RENATO
    RENATO

    E’ ANDATA PROPRIO COSI’!!!

  4. Avatar alessandro
    alessandro

    Kafkiano!

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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