Colón Le onde sciabordano sulla chiglia, si allargano al vento le vele di gabbia. La nave è una donna forte e fedele, sa tener testa alle tempeste. Sono di prua, lo sguardo dritto dove l’orizzonte va a nascondersi nel cielo. Ho il petto gonfio di muscoli e respiro, le mani callose come scogli, il cuore consumato dal sale marino. Vado, senza astrolabio né bussola. Mi oriento seguendo la corsa del sole, osservando il volo di uccelli costieri. La notte prendo la posizione della luna e della stella polare. È l’abitudine continua alle rotte d’altura che fa navigare senza l’assillo di scorgere approdi. Niente terra, da nessuna parte, per migliaia di miglia. So cos’è l’oceano. Potrei contargli le gocce, ad una ad una.

(Puerto de la Cruz, Tenerife, 5 agosto 2004. Per L.)

4 risposte a “Colón”

  1. Avatar Alex
    Alex

    Niente terra ? Le cose sono cambiate ! nel 1492, non solo avevo una bussola e un astrolabio ma anche una mappa di marina, c’era Gomera e la Palma all’ovest !:-)

  2. Avatar Pim

    A Las Palmas c’è ancora la casa che mi ospitò…

  3. Avatar prishilla

    L’assillo di scorgere approdi. Il naufragio certo di ogni avventura che dir si voglia…..
    🙂 Prish

  4. Avatar Pim

    Ben detto Prish. La fretta di raggiungere terra fa spesso incagliare nelle secche. Il piacere del navigare sta nel navigare stesso.
    Buon inizio settimana.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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