(Pubblicato il 14 dicembre 2006)

Genova per meVia XX Settembre, via Frugoni, e poi su per via Volta. Ospedale Galliera. Vent’anni fa esatti mi trovavo là, a guardare il panorama della città da una stanza del reparto di cardiologia. Sotto la finestra passava l’autobus – non ricordo quale. Le infermiere venivano a vedermi, ero il paziente più giovane (forse il più bello, ma ci voleva poco, tutti vecchi catarrosi).

Ripenso alle lunghe chiacchierate in compagnia di Aldo Trionfo, regista teatrale con cui avevano debuttato De Andrè e Villaggio – questo però lo seppi soltanto dopo. Un paio di volte al giorno si affacciava sulla porta per salutarmi, con la sua vestaglia di raso bordeaux. Mentre le inservienti passavano lo strofinaccio, seduto sul letto mi parlava di Glauco Mauri e Gregoretti. Io col teatro ci azzeccavo poco anche allora e restavo soprattutto ad ascoltare, rimuginando qualche memoria liceale a proposito di Čechov e Beckett.

Dal settimo piano del San Martino, reparto cardiochirurgia, si scorgeva appena uno spicchio di mare. Una notte mi svegliò la tramontana che ululava nella stanza. I fiocchi di neve si spiaccicavano sulle grandi vetrate, sembrava di stare in un rifugio d’alta quota. Dopo l’intervento non mi ero ancora alzato, ma decisi che potevo farcela anche da solo. Là sotto c’era Genova, le luci avvolte nella foschia e una sensazione di tempo sospeso.

Quando fui dimesso, feci visita alla chiesa di Santa Maria Assunta in piazza Carignano. 31 gennaio 1987. La solita tramontana aveva stavolta spazzato il cielo, che appariva di un azzurro abbagliante. O forse ero io a non essere più abituato alla luce del sole.

(Fotografia scattata nel maggio del 1987)

9 risposte a “Genova (per me)”

  1. Avatar loris
    loris

    Riveddo a séia Zena illûminâ,
    veddo là a foxe e sento franze o mâ,
    alloa mi penso ancon de ritornâ
    a pösâ e osse dov’ò mæ madonnâ.

  2. Avatar giacinta

    Che bello questo tuo racconto, Pim! Lo sguardo tuo su Genova, filtrato da una finestra di un mondo a sè, quello dell’ospedale, e sempre i tuoi occhi sugli sguardi amici.

  3. Avatar Pim

    Grazie Giacinta. Il brano si è praticamente scritto da solo e non credo che in futuro troverò altre parole per raccontare ciò che accadde.
    Un abbraccio.
    Pim

  4. Avatar rosy
    rosy

    a volte i destini di morte e rinascita si incrociano, per gli uomini e per le città

  5. Avatar Pim

    Sì, Rosy, penso che a volte funzioni così.

  6. Avatar miss
    miss

    oh, io invece ci arrivai in estate, studentessa alle superiori,rimandata di latino, con la mia fedele amica marisa cui era toccata la stessa sorte(e seno’ che amiche del cuore saremmo state!) (i CUORI c’entrano con genova, a quanto pare!) a fare una vacanza-studio di latino, da sua zia che lo insegnava!
    fortuna volle che costei fosse una donna dinamica e indipendente, sempre presa dalle sue cose (di CUORE, s’intende!) sicchè noi che abitavamo in corso italia non facevamo che girellare e girellare, avendo come meta finale inevitabilmente, boccadasse!

  7. Avatar Pim

    Anche per te Genova è una questione di cuore, vedo; Boccadasse poi è il borgo marinaro più incantevole che conosco (pari merito con Amalfi).
    Grazie per aver condiviso i ricordi, un abbraccio.
    P.

  8. Avatar douceamère
    douceamère

    Mi hai commossa. Ecco.
    Ti abbraccio.

  9. Avatar Pim

    Grazie, Douceamère, contraccambio.
    🙂
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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