Remembering GeorgeIl 29 novembre di dieci anni fa la chitarra gentile di George Harrison smetteva di suonare. Quando ascolto le sue canzoni, penso sempre che egli abbia coltivato la propria esistenza come un giardiniere fa con le rose. Eresse una barriera tra sé e il successo, trovando nella meditazione trascendentale una condizione di pace quanto più lontana potesse esistere dall'essere uno dei Beatles – o soltanto un ex Beatle. Una volta disse: “I Beatles non potranno mai dividersi davvero perché… la musica c'è, i film sono lì. Qualsiasi cosa abbiamo fatto c'è ancora e ci sarà per sempre”. A volte mi viene da credere che la morte sia solo un evento accidentale e tutti noi continueremo a vivere nella memoria di chi ci ha voluto bene.

2 risposte a “Remembering George”

  1. Avatar giacinta

    infatti è qui con noi…
    Bellissima la canzone che hai scelto. Delicata come lui. 🙂

  2. Avatar Pim

    E’ la canzone che preferisco, quella del suo repertorio che sento più spesso.
    Ciao Giacinta, buona serata.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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