I sogni dei poetiPrima giornata autunnale. Si percepiva sotto i vestiti, nei colori opachi. Il vento teso scompigliava le carte dei pensieri mescolandoli senza guardare. Un paese di mare, barche, scalinate, una lingua di Mediterraneo che scrosciava e sbatteva nel silenzio circostante. Sulla cresta delle onde planavano i gabbiani.

Ti stringevi in una giacca forse troppo leggera per questo tempo, la sciarpa sollevata sul capo riparava i capelli dagli schizzi. Fissavi la spiaggia, ogni tanto scattavi una fotografia. Con le mani ti cingevo i fianchi. Mi chiedevo come stavi, se ti piaceva quello che vedevi, da quali emozioni eri attraversata, se mi eri vicina e mi sentivi.

I sogni dei poeti sono densi di desideri, lo sai.

(Vietri, ottobre 2021, photo by Pim)

8 risposte a “I sogni dei poeti”

  1. Avatar Prishilla

    I sogni di tutti son densi di desideri – o così pare – ma i sogni dei poeti – a quanto pare – son densi anche di ‘magia’!
    Prish

  2. Avatar Pim

    I sogni esercitano un fascino suadente cui è bello abbandonarsi senza opporre difese.
    Ciao Prish.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    un flash personale ed intimista, dove la quotidianità diventa poesia.

  4. Avatar PuntoG

    Questo post qui mi fa piangere.
    Non so piangere. Quindi è davvero un buon post.
    A presto (?) Pim
    PuntoG

  5. Avatar Tesea
    Tesea

    Momenti che, da entrambe le parti, tutti abbiamo vissuto…o sognato.
    Tesea

  6. Avatar Pim

    @ G.:
    A presto, certo (mi piace pensarlo).
    @ Tesea:
    I sogni raccontano chi noi siamo, quindi sognare e vivere non sono due stati separati (mi piace pensare anche questo).
    Buon lunedì.
    P.

  7. Avatar dragor
    dragor

    Mi viene in mente una famosa canzone di Trenet, “L’âme des Poètes”:
    Longtemps, longtemps, longtemps
    Après que les poètes ont disparu
    Leur âme légère court encore dans les rues
    Perché un poeta non soltanto sogna, ma sa far sognare. E il suo sogno gli sopravvive
    dragor (journal intime)

  8. Avatar Pim

    Charles Trenet… mi piace che tu l’abbia citato, Dragor, le sue canzoni racchiudono la nostalgia di un periodo lontano ma ancora vivo nel mio cuore.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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