E sono all’angolo di place des Vosges. Percorro i portici. Qual era quel vecchio film che risuonava dei passi solitari di Mathias, l’accoltellatore folle, di notte, per place des Vosges? Mi arresto. Sento passi dietro di me? Certo che no, si sono fermati anche loro. […]
Soffitti bassi del Cinquecento, archi a tutto sesto, gallerie di stampe e antiquariato, mobili. Place des Vosges, così bassa coi portoni vecchi e rigati e slabbrati e lebbrosi, ci sta gente che non si è mossa da centinaia d’anni. Uomini con la palandrana gialla. Una piazza abitata solo da taxidermisti. Escono solo di notte. Conoscono la piastra, il tombino, da cui si penetra nel Mundus Subterraneus. Sotto gli occhi di tutti.
(da Il pendolo di Foucault, di Umberto Eco. Fotografia scattata il 24 ottobre 2015)
“Il pendolo di Foucault” resta intonso sugli scaffali di molte biblioteche domestiche per la sua indubbia difficoltà, però è uno dei libri più intriganti di Eco. L’itinerario nel Marais è tuttora oggetto di pellegrinaggio da parte dei fans (me compreso).
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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