Il TGV arrivò puntuale alla Gare de Lyon nel primo pomeriggio. Percorsi la Hall in tutta la sua ampiezza, tra valigie, polizia e Jean Reno (sì, proprio lui), finché arrivai alle scale mobili. All’imbocco del corridoio sotterraneo che conduce alla stazione della Ligne 1 gli altoparlanti mi accolsero con la valse musette. Sorrisi. Soltanto in quel momento mi resi conto che ero arrivato a Parigi.

2 risposte a “Musette”

  1. Avatar Fiore
    Fiore

    Bellissimo. Mi ricorda i valzer musette composti e suonati dal mio adorato papà che ora suona per gli angeli

  2. Avatar Pim

    Sarà anche un po’ Kitsch, però la valse musette esprime davvero lo spirito parigino: tanto che persino al viaggiatore più scafato sgorga una lacrimuccia – subito ricacciata indietro 🙂
    Ciao Fiore.
    P.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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