Amate i vostri nemici"Ma io vi dico: amate i vostri nemici" (Mt 5,43). Ovvero: mantenete un atteggiamento di benevolenza nei confronti di chi dimostra di essere ostile e vi fa del male, anche se non ne approvate la condotta.

Va bene, ammettiamo di riuscirci. Il contenuto della frase evangelica suggerisce, però, che il nemico resti comunque tale. Si può anche amarlo ma il nemico rimane nemico, soprattutto se non dà segni di pentimento o non desidera riconciliarsi.

Su questa cosa devo ragionarci.

2 risposte a ““Amate i vostri nemici””

  1. Avatar Marco
    Marco

    Sì, sono d’accordo.
    Mantenere un atteggiamento di benevolenza e di apertura. Ma non certo rincorrere i nemici “per fare pace”. Una pace che non vogliono.
    Gesù, al soldato che lo ha schiaffeggiato, ha chiesto il motivo: quindi anche la storia di “porgere l’altra guancia” è da capire bene
    E davanti a Erode ha mantenuto il silenzio.
    Quindi anche la storia del dover sempre convertire gli altri con discorsi buonisti è da capire bene anche quella.
    Insomma non reagire al male con il male è un discorso evangelico, la melassa del “volemose ben” no.
    Anche perché c’è una dignità di se da tutelare.
    Comunque, sì, caro Pim, hai ragione anche sulla conclusione: su questa cosa devo ragionarci anche io.

  2. Avatar Pim

    L’argomento è complesso, Marco, ho buttato giù appena qualche pensiero e per nulla definitivo: anzi, si tratta di un punto di partenza per riflessioni più estese, come quella che proponi.
    Potrei qui aggiungere un ulteriore ragionamento: il punto non è forse il nemico, la sua “conversione”, occorre piuttosto cambiare il nostro atteggiamento nei suoi confronti. Non vederlo più cioè come nemico da combattere fino all’annientamento (suo o nostro), ma come avversario con il quale confrontarsi – anche fieramente, ma con rispetto.
    Grazie per il contributo davvero interessante.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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