Sull'ultimo commiatoNon capisco quelle persone che ci tengono tanto a visitare un congiunto esposto nella camera mortuaria. Come dice la mia mamma, è un gesto che si fa per i vivi e non per i morti, visto che il malcapitato sta ormai altrove (in nessun luogo, al limite). Un gesto il più delle volte ostentato e insincero, una messinscena in cui conta unicamente farsi notare, simulando una partecipazione del tutto epidermica. Mi è toccato a questo proposito di assistere a sceneggiate veramente grottesche, in cui la sola preoccupazione dei presenti consisteva nel salutare più gente possibile alternando lamentosi piagnistei a improvvise risate.

Per ciò che mi riguarda, lascio in legato questa precisa volontà: vi dispenso dall'obbligo di vedermi da morto, anche perché – ve lo posso garantire – da vivo rendo meglio. Fuori dalla camera mortuaria voglio inoltre che venga affisso un biglietto recante la scritta: "Se proprio ci tenevi a salutarmi, sei arrivato tardi".

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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