Si perdonaPerché si perdona? Fondamentalmente per proteggere sé stessi, per mettersi l’animo in salvo, per smettere finalmente di rodersi le unghie e il cuore.
Come porre una pietra tombale sulle cause del dissidio: si leva di mezzo l'ingombro e ci si riconcilia – almeno formalmente – con chi ci ha in qualche modo ferito. Facciamo pace, non pensiamoci più: non voglio portarti più rancore per il male che mi hai fatto. Una stretta di mano, un sorriso, un bacio sanciscono questo patto di non aggressione e di non belligeranza.
Che è, come qualunque altro trattato, soltanto temporaneo.
Un classico esempio di rimozione nevrotica.
Chi agisce in questo modo è il soggetto più fragile: colui che ha necessità di allontanare una (presunta o reale) minaccia alla propria integrità, disarmandosi per disarmare, annullandosi per annullare. Facendosi così piccolo che sarebbe come schiacciare una formica. Solamente un sadico o un pervertito potrebbero provar gusto a schiacciare una formica: avrebbe il coraggio di farlo la persona che dice di amarti?
Il perdono esercitato così è un vero e proprio ricatto morale brandito come una spada a doppio taglio.
 
(Prima stesura: estate 1995)

2 risposte a “Si perdona”

  1. Avatar Marco
    Marco

    così piccolo… oppure, a volte, così ingombrantemente grande!
    Non dimentichiamo che il perdono esercitato con questo spirito afferma, tacitamente, anche una presuntuosa superiorità morale che è duopo rifiutare.
    – Ti perdono
    – Ma anche no!

  2. Avatar Pim

    Sono d’accordo con te. Essere perdonati è un diritto ma perdonare non è un dovere: il perdono esige anzitutto delle scuse sincere, in mancanza di queste diventa un gesto simbolico e vuoto di senso.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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