Sugli arricchitiAscolta, io la penso così… Non ho nulla contro i ricchi. A mio parere fanno cose di per sé normali. tipiche di chi possiede disponibilità economica e conduce di conseguenza una vita agiata. I ricchi fanno parte di un mondo che non mi appartiene però ci convivo tranquillamente, senza conflitti. Generalizzo, ma di solito hanno ricevuto un'educazione adeguata e perciò mostrano una certa classe, un certo gusto, una nonchalance che non fa eccessivamente pesare lo status.
 
Dirò adesso una banalità: sono gli arricchiti a darmi invece fastidio, i classici arrivisti sociali. Fanno cose da ricchi ma ostentano in modo fastidioso la loro condizione privilegiata, acquisita spesso con metodi… tortuosi, ecco. Si nota che sono dei parvenu perché non conoscono le buone maniere di chi ha consolidato nel tempo la posizione sociale. Si comportano da zoticoni: ignorando l'etichetta si distinguono per la malagrazia, sono arroganti, spesso insolenti. Sono ovviamente degli esibizionisti ma non sanno nascondere il cattivo gusto. Il loro comportamento appare inadatto alla circostanze, fanno affermazioni a sproposito, commettono gaffe imperdonabili ma non si rendono conto di muoversi fuori contesto. Suscitano imbarazzo e biasimo diffusi che, tuttavia, non hanno la sottigliezza di cogliere. Gli arricchiti danno di gomito ai ricchi ma, tanto da loro quanto da noi persone comuni, non vengono minimamente considerati se non con distaccato disprezzo.

Una risposta a “Sugli arricchiti”

  1. Avatar Rosanna
    Rosanna

    Gli arricchiti, sì, provocano un’irritazione viscerale. Concordo con le tue riflessioni.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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