"Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo. Soffriamo più spesso nell'immaginazione che nella realtà". Così sosteneva Seneca, ed è questo il dramma: lasciata a sé stessa, la nostra mente prende traiettorie incontrollabili, sovente autodistruttive.
Tu pensi troppo, mi ripeteva A. Certo, la sua considerazione non aveva granché senso: è come far notare a qualcuno che la sua ferita sanguina eccessivamente. Non dirlo a me che sono in terapia anticoagulante da una vita…
Quella frase conteneva però una verità: io penso troppo e male, autoinfliggendomi una sofferenza che non si trova nella realtà fisica e non ha ragion d'essere. O, meglio, che ha ragioni profonde ma che non vanno esplorate in quel modo deleterio per la salute.








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