Sono le sedici e trenta di un venerdì in tarda primavera, il telefono ha smesso di squillare ed è giunto il momento di andarsene. Controllo di avere le chiavi in tasca mentre Roby chiude la porta dello studio, facendo attenzione a non sbatterla. Nel corso dell'ultima ora, approfittando della quiete, siamo andati di libere associazioni: abbiamo parlato di devianze, di potatura delle rose, di fondi d'investimento, di cucina, di New York.
<< Tu sai molte cose, Pim >>, mi dice facendo un cenno di saluto al custode.
Faccio spallucce: << Ne conosco molte ma in modo superficiale. In realtà non so niente, sono solo curioso. >>
<< Tu sei troppo intelligente >>, ribatte lui con un mezzo sorriso.
<< Dipende da cosa si intende per intelligenza >>, argomento. << Gardner sostiene che esistono otto tipi di intelligenza: sociale, logico-matematica, spaziale, emotiva… >> Scuoto la testa: << In ogni caso non credo di essere tanto intelligente, altrimenti avrei combinato qualcosa di più nella vita. >>
L'espressione di Roby si fa adesso seria. << Non dico che lo sei tanto: non è questione di quantità, di quoziente. Potresti essere anche poco intelligente. Il punto non è questo. >>
<< Qual è il punto allora? >> chiedo. Non so se aspettarmi una battuta o una sentenza.
<< Il punto è che lo sei troppo rispetto alla media della popolazione >>, risponde con tono di voce grave: << Troppo per questi tempi disgraziati di cafoni e millantatori da strapazzo. >> Apre lo sportello dell'auto e mi fissa dritto negli occhi: << Ti do un consiglio, Pim: cerca di essere meno intelligente o perlomeno sforzati di non darlo a vedere. Adeguati. Adeguati o sarai infelice per sempre. >>








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