Non corrispondo all’idea della persona che vorrei essere – o dovrei essere, secondo qualche manuale di psicologia esistenziale. I pensieri sfuggono al controllo come bastardini in calore, farfuglio sciocchezze da avvinazzato, gli oggetti mi cadono continuamente di mano come se fossero dotati di vita propria. Il corpo, poi, mi boicotta, si rifiuta di collaborare e non riesco a condurlo alla ragione.
Mi rendo conto di non saper neppure scrivere in maniera appropriata. Affastello frasi e parole così come vengono, a casaccio, prodotte dall’impulso nevrotico dell’esprimersi a tutti i costi. Mi piace il suono che emettono, in barba al significato e senza chiedermi cosa intendo realmente dire.
Credo di avere qualche infiltrazione lungo i neuroni che provoca piccoli cedimenti mentali. La mia non è poesia, è soltanto un gocciolio sintattico.
(photo by Pim: New York, 3 agosto 2024)








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