photo by Pim

Conosco la scusa che mi fa preparare la valigia e intraprendere un viaggio. Non sono ben consapevole, invece, del motivo vero che mi spinge ad abbandonare una casa sicura per andare incontro all’avventura. Forse è una crepa impercettibile che si apre nelle abitudini, un lieve scarto tra la vita che conduco e quella immaginata. Colgo una promessa indistinta, quasi un richiamo, che non so tradurre in senso compiuto ma che riconosco con precisione. E così parto, senza sapere se sto inseguendo qualcosa o se, più semplicemente, sto cercando di lasciare indietro una parte di me.

(Malcesine, lago di Garda, photo by Pim)

2 risposte a “La pratica del viaggio”

  1. Avatar Cinzia*

    o… forse… non devi lasciare indietro una parte di te… ma portarla con te… (scusa il gioco di parole)… così la puoi riempire delle cose belle che vedi… e di tutto ciò che impari strada facendo…

    anche Lorenzo Jovanotti… ha scritto una canzone con il titolo… la valigia…

    una buonissima serata x te… Paolo! 😃🌈

    1. Avatar Pim

      Sì, è vero, c’è una parte di noi (più o meno consapevole) che comunque resta. Può essere una zavorra, oppure un paio d’ali, chissà…
      Ciao Cinzia, ti auguro una giornata serena e proficua ☕🌹

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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