Blame It On My Youth è un classico che mantiene inalterata la sua bellezza. L’inestinguibile malinconia della disillusione riempie il cuore e non dà tregua. Lacera e disarma.

È uno standard jazz che ha avuto infinite versioni, alcune notevoli, come quelle incise da Bing Crosby, Nat King Cole e Julie London. Molto intensi sono gli adattamenti strumentali contenuti in Trio – Standards Vol 2 di Keith Jarrett e The Art Of The Trio, Volume One di Brad Mehldau. Un cultore del genere mi citava la riproposizione cantata da Jamie Cullum in Twentysomething.

Dal canto mio, conosco la versione presente in The Melody At Night, With You di Jarrett. Quel cd mi tenne compagnia durante un viaggio che conduceva verso un incontro intensamente desiderato. E confortò l’inevitabile tristezza del ritorno nel notturno autostradale di luci d’automobile e lavori in corso.

If only just for you I did exist, blame it on my youth / … If you were on my mind all night and day, blame it on my youth / If I forgot to eat and sleep and pray, blame it on my youth…

Successe tanto tempo fa. Perché ne parlo ancora?

5 risposte a “Blame It On My Youth”

  1. Avatar Cinzia*

    per me… questa canzone è una scoperta… 🙃🎶
    grazie Paolo… per avermela fatta conoscere…

    “Perché ne parlo ancora?”
    forse… è la musica stessa… che ti ha sbloccato dei ricordi… o semplicemente… ne hai ancora bisogno nel tuo presente…

    ti auguro una buona giornata! ☀️🍂

    1. Avatar Pim

      La musica evoca la memoria autobiografica attraverso meccanismi neurologici ben definiti e studiati (entrano in gioco lobo limbico e ippocampo). Ma anche senza entrare nello specifico, ciascuno di noi può testimoniare il potere che ha sulla mente nel richiamare emozioni, positive o negative che siano.
      Ciao Cinzia, buona giornata.

  2. Avatar Paola

    Ricordo in música

    1. Avatar Pim

      Non sono un appassionato di musica jazz (anzi, è il mio tallone d’Achille), però resto particolarmente affezionato a questo brano.
      Ciao Paola, buon proseguimento di giornata.

      1. Avatar Paola

        Ah ok grazie anche a te

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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