Blame It On My Youth è un classico che mantiene inalterata la sua bellezza. L’inestinguibile malinconia della disillusione riempie il cuore e non dà tregua. Lacera e disarma.
È uno standard jazz che ha avuto infinite versioni, alcune notevoli, come quelle incise da Bing Crosby, Nat King Cole e Julie London. Molto intensi sono gli adattamenti strumentali contenuti in Trio – Standards Vol 2 di Keith Jarrett e The Art Of The Trio, Volume One di Brad Mehldau. Un cultore del genere mi citava la riproposizione cantata da Jamie Cullum in Twentysomething.
Dal canto mio, conosco la versione presente in The Melody At Night, With You di Jarrett. Quel cd mi tenne compagnia durante un viaggio che conduceva verso un incontro intensamente desiderato. E confortò l’inevitabile tristezza del ritorno nel notturno autostradale di luci d’automobile e lavori in corso.
If only just for you I did exist, blame it on my youth / … If you were on my mind all night and day, blame it on my youth / If I forgot to eat and sleep and pray, blame it on my youth…
Successe tanto tempo fa. Perché ne parlo ancora?







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