<< Sarà come al solito. La prima copia è gratis, le altre te le fanno pagare >>. << … >>. << Hai sentito? >>. << Eh? Cosa? >>. << La pubblicità… Quella di prima. Del libro in omaggio con il giornale >>. Alzò lo sguardo, riscuotendosi a fatica come da un sonno profondissimo. << Ah… Nnn… no… non ci ho fatto caso…>>. << Hai la tv accesa davanti a te e non ci hai fatto caso? >>. << Veramente, stavo pensando ad altro… >>.

Mentre ancora parlava, rammentò che quella scena l’aveva già vista. Certo, quando era piccolo. La nonna diceva la stessa cosa al nonno. Che consumava il proprio pasto con la testa immersa nel piatto, del tutto incurante di ciò che gli capitava intorno. Sì. Considerò che stava diventando esattamente come suo nonno. Proprio così. Quindi ricominciò a mangiare.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Marzo 2006
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