La_pagina_biancaLa pagina bianca mi fissa come sempre silenziosa e indecifrabile. Ancora una volta devo tentare di indovinarne i segreti. Che cosa vuoi dirmi oggi? Prendo in mano una matita e la osservo. La punta è ben temperata, come piace a me. Potrei utilizzare la penna stilografica – inchiostro nero, scrittura perfetta. Oppure, meglio, il consueto programma per pc. Invece mi va di sentir frusciare la grafite sulla carta liscia della mia agenda. È un’antica abitudine, che conservo sin dall’adolescenza. Questione di comodità: in caso di errore, di ripensamento, un colpo di gomma per cancellare e via. Proprio ciò che vorrei fare con certe tracce della mia vita.

Intreccio le dita, appoggio la mina sulla pagina. Il polso comincia ad ondeggiare da sinistra verso destra, imprimendo sul foglio una pressione precisa. Ricama linee che si drizzano sinuose per poi ricadere a picco subito dopo. I pensieri assumono lentamente la forma convenzionale di lettere e quindi di parole, che si allungano sino all’a capo per riprendere il percorso una riga più in basso. È bello vederli ordinarsi così come hanno preso forma nella mente, con i segni d’interpunzione praticamente incorporati.

Oggi scrivo per me. Per il gusto di farlo, per il piacere che dà questa fuga minuta dal mondo. Quando tutte le emozioni avranno trovato un approdo sicuro, chiuderò la pagina non più bianca cui le ho ancorate e riporrò la matita con la punta oramai consumata. Solo allora mi sentirò bene.

15 risposte a “La pagina bianca”

  1. Avatar montgolfier

    ricopio da “oggi scrivo per me”, fino alla fine.
    Un saluto
    Mont

  2. Avatar Pim
    Pim

    Anche la parte rimanente, se vuoi 🙂
    Ciao Mont.

  3. Avatar cate

    Anch’io ho il rito della pagina bianca da scrivere manualmente ogni giorno. Non sono sempre parole ad “imbrattare” il foglio, a volte disegnini, piccole frasi, scarabocchi oppure un fiume di parole. So solo che DEVO farlo e che sono SOLO per me…
    Un abbraccio
    Cate

  4. Avatar Guizzo

    Pensare che sia la carta a doverti dire qualcosa… un ottimo modo per superare lo scoglio della pagina bianca!
    Grazie Pim!

  5. Avatar irenespagnuolo

    Mi hai fatto ricordare che anch’io una volta lo facevo con la matita…
    Da qualche anno sono passata alla penna (alle penne…perchè è un rito anche la scelta della penna !)…
    Però anche la matita ha un suo che…
    Ciao Pim

  6. Avatar cate

    Io posso scrivere soltanto a penna perché essendo una mancina convertita a forza alla “destrosità” (concedimi il termine)calco sui fogli e, a volte, spezzo le punte delle matite…
    I miei quaderni scritti, hanno tutti i fogli arricciati per via di questo mio difetto nello scrivere. Sono quaderni molto “vissuti”.
    Cate

  7. Avatar marta
    marta

    quali sono le tracce della tua vita che vorresti cancellare??

  8. Avatar Pim

    Anch’io, Cate, ho l’abitudine di scarabocchiare: persino mentre parlo o ascolto. Sembra che sia un segno di distrazione, invece mi sostiene la concentrazione. E, come te, calco molto sulla pagina, perché impugno la penna come una zappa. Le mie agende sembrano perciò un percorso di guerra…

  9. Avatar Pim

    Hai ragione, Irene: la scelta di una penna è importante. Deve scrivere bene, ma entra in gioco anche un fattore estetico. Come se da una bella penna uscissero anche delle belle parole.

  10. Avatar Pim

    Marta, chi non vorrebbe stracciare certe tracce…

  11. Avatar Ba
    Ba

    No, Pim, la tua penna è leggera. Bello.

  12. Avatar marta
    marta

    nn mi hai risposto

  13. Avatar Pim

    Ehi, Marta, sei per caso dell’Ufficio Tasse e Contributi?
    🙂

  14. Avatar marta
    marta

    nn vuoi rispondermi

  15. Avatar Pim

    E va bene, Marta, lo confesso…
    …
    Nel ’99 comprai azioni Fiat, a 29 euro e mezzo l’una… Adesso valgono poco più di 12…
    Un investimento sballato…

Lascia un commento

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Ottobre 2006
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031