sette e mezza che ora bestiale il traffico sulla statale un serpente grigio aggrovigliato nelle spire tubi di scappamento fumo pneumatici brontolio di motori polvere fine freddo foschia ticchettar di frecce direzionali ronzio di alzacristalli vai avanti vai avanti cosa aspetti autobus fermate gente che sale e scende studenti che vanno a scuola facce rassegnate di pendolari i pensieri che sfuggono per direzioni sparse il filo della memoria riavvolto indietro nel tempo a ricordare a ricordare ad esempio molte mattine fa io e lei seduti vicini sugli scranni di anatomia un intreccio di sguardi d’intesa andiamo da te dopo no subito andiamoci subito il passo svelto sui gradini di pietra una corsa veloce tra le risate sino alle auto lei davanti io dietro lei ammicca con le luci d’emergenza io rispondo con un lampo di abbaglianti ci sei ci sono ti seguirei ovunque fino alla fine del mondo in fretta più in fretta batticuore affanno nel petto voglie disordinate dal pube finalmente arrivati poi mano nella mano le chiavi il portone le scale l’ascensore bacio bacio terzo piano zitto lei apre la porta uno sguardo silenzio non c’è nessuno entra veloce mamma torna per pranzo sono appena le otto abbiamo tutto il tempo ma il tempo non è mai abbastanza la camera i mobili bianchi letto armadio comodino la scrivania ingombra di libri il lampadario a goccia la finestra sul fiume i suoni attutiti ti spoglio no ti spoglio io in mezzo alle carezze alle lusinghe gli indumenti cadono leggeri sul pavimento uno ad uno nudi adesso nudi spudorati tremanti fantasie che divampano selvagge fatti guardare fatti guardare sei bellissima anche tu e baciami dài baciami e toccami toccami toccami dove vuoi fammi sentire le tue mani voglio sentire le mani addosso sopra sotto stringimi forte più forte il profumo delle lenzuola dove dorme il calore lascivo del suo corpo e allora sono sorrisi giochi esplorazioni pelle gambe ventri braccia spalle bocche mucose labbra lingue dita seni peli genitali tutto arriva dappertutto febbrilmente disinibiti una corrente lungo la colonna fasci di nervi scoperti la tensione muscolare scivolami lisciami leccami mangiami e ci s’invola sicuri verso quel punto adesso dài adesso e adesso è subito dentro gemiti sospiri sussurri dolci parole d’amore brutali oscenità gli occhi negli occhi sbarrati stupiti voglio guardarti fammi guardare voglio vedere anche tu sì anch’io in fondo più in fondo negli angoli nei solchi ancora più in fondo la saliva sul collo le unghie ficcate nel dorso mordimi mordimi l’impronta dei denti sulle cosce fammi male fammi male voglio provare piacere e dolore più forte più forte ancora le coperte scivolate per terra all’inarcarsi dei corpi e dei colpi il viso dentro il cuscino capelli scompigliati il fiato spezzato i glutei sodi sotto lo sforzo calore dai lombi fino all’eruzione bollente allo scambio violento di effluvi vibranti come una liberazione fino allo sfinimento al ricadere fianco a fianco sconvolti disfatti svuotati sguardi al soffitto stille di sudore i pori spalancati ma lei si rigira e già ricomincia avida di me e io ricomincio ingordo di lei come un combattimento una volta due tre l’uno nell’altro davanti di dietro la carne sbattuta sul letto le lenzuola bagnate l’odore pungente del sesso le lancette lungo il ciclo delle ore lo spazio ristretto intorno al suo corpo ai desideri che si esprimono eccitati come fiamma che arde nel vento che inesorabile consuma sino alla cenere finché all'istante tutto vira nel grigio ed i colori a mano a mano si spengono nella memoria si dissolvono le immagini ogni cosa torna di nuovo oggi il cielo l’asfalto i cantieri le automobili ferme ai semafori gli alberi le case le strisce pedonali i pensieri le parole i gesti gli sguardi tutto scorre in superficie senza lasciar traccia e svanisce nel niente tra la pioggia fine d’autunno i ricordi che non fanno più soffrire la mente anestetizzata il corpo intorpidito basta ora basta invoco non voglio non voglio ti prego non lo sopporto ecco il mio grido eccolo adesso il mio grido è no

14 responses to “molte mattine fa”

  1. Avatar Pim

    N.d.A.: L’autore ringrazia James J. e O’Connell Street per l’ispirazione.

  2. Avatar agnès

    .. perchè no? Un ricordo così non va rinnegato, nemmeno se fa male…

  3. Avatar cate

    I colori sprigionati da episodi come questo, superano sempre il grigio della quotidianità…
    Cate

  4. Avatar marta
    marta

    straordinario!
    p.s. e a proposito delle tracce che voresti cancellare??

  5. Avatar Pim

    Non rinnego questo genere di ricordi, Agnès. Il brano è nato un mattino, mentre me ne stavo incolonnato nel traffico. Ho cominciato a vagare con la mente, ripensando ad un passato più vivace paragonato al presente in cui le passioni latitano.
    Al di là del contenuto erotico, volevo raccontare questo scarto doloroso, e la sofferenza da esso prodotta che cerco di allontanare con quel “no” finale – che ribalta il “sì” del monologo di Molly Bloom.

  6. Avatar Pim

    Grazie Cate.

  7. Avatar Pim

    Eheh, Marta. A questo proposito ti ho già risposto…

  8. Avatar marta
    marta

    la smorfiosaggine è generalmente una connotazione femminile. Se la si applica ad un uomo, diventa veramente una miscela… esplosiva!

  9. Avatar agnès

    Pim, anche io ho una gran nostalgia di passioni che latitano… che dire.. ricordiamo per impazienza di riviverle, a volte. Non sottovalutiamo però che le stesse passioni di allora, oggi ci coglierebbero diversi. Questo è il vero dramma…

  10. Avatar Pim

    Per me è differente, Agnès. Oggi le passioni mi colgono più di rado rispetto a un tempo, tuttavia le vivo in modo maggiormente consapevole. Non le considero più scontate, quasi mi fossero dovute, ma un dono prezioso, non illimitato, da non disperdere.

  11. Avatar montgolfier

    mi inchino
    un saluto
    Mont

  12. Avatar dragor
    dragor

    Arrivo un po’ in ritardo ma sono senza parole. Sembra John Coltrane in versione letteraria
    dragor (journal intime)

  13. Avatar Pim

    John Coltrane si rivolterà nella tomba (dovrò rimboccargli la lapide), però è un bellissimo complimento. Grazie Dragor.

  14. Avatar dragor
    dragor

    Caro Pim, invece credo che sarebbe contento
    dragor (journal intime)

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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