Piace anche a me guardare tutte quelle finestre illuminate la sera, scorgerci attraverso la gente intenta alle proprie occupazioni. Quiete famigliole radunate intorno a un tavolo, anziani seduti sul divano davanti al televisore, single che si addormentano con la luce accesa e un libro. Mi domando come conducono la propria esistenza, se sono davvero felici oppure la vorrebbero diversa. Su di loro compongo storie, invento personaggi. Immagino ospiti inattesi che prendono l’ascensore, detective appostati nell’androne delle scale, amanti che attendono il buio per infilarsi furtivi in un letto. Così faccio con le persone che incontro per strada. Fisso per un attimo un volto, un’andatura, e provo a capire che pensieri, quali propositi chiudono in sé. Quel ragazzo con la valigia, da dove sta arrivando? Chi attenderà quella giovane donna alla fermata dell’autobus? Si tratta di un voyeurismo innocente, privo di intenzioni morbose – non oserei mai interferire con lo svolgimento delle vite altrui. È piuttosto un gioco antico che faccio per curiosità e per dimenticare gli affanni. E capisco che un accidente può generare una concatenazione irreversibile di eventi in grado di cambiare rotta e significato al proprio destino. Come in effetti, almeno una volta, a ciascuno di noi è capitato.
(Luglio 2003)







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