Roberto. Quarantenne in carriera, brizzolato, aria seduttiva, una vaga rassomiglianza con George Clooney. Con il gomito sul bancone, appollaia lo sguardo sugli ampi décolleté presenti nel bar del Grand Haber. << Io sono il classico italiano >>, esordisce, ma subito s’interrompe per seguire un paio di gambe ben tornite. Cosa significa essere un classico italiano, mi chiedo nel frattempo. Fare come lui? Avere una moglie, una figlia di due anni sul passeggino e sbavare dietro ogni sottana? << Sia chiaro. Per me l’Italia è il meglio che c’è, in assoluto, sotto tutti i punti di vista. Si vive bene, si mangia alla grande… >>. Intanto ci troviamo in Turchia, indossiamo una t-shirt acquistata a Kemer, stiamo sorseggiando un tipico liquore all’anice. << E le donne italiane… ah, uniche! >>. << Mi sembra però che osservi le russe con molto interesse. Non te ne scappa una… >>. << Sì, le russe… certo, sono delle strafighe, ma è meglio lasciarle perdere. Non si sa chi ci sta alle spalle >>. << In che senso? >>. << Quelle che possono permettersi di venire qua in vacanza, in un cinque stelle come questo, sono pochissime. E in Russia ci sono solo due modi per far soldi: con una botta di culo o perché hai dietro la mafia. In un caso e nell’altro, sono delle puttane >>. Proprio il classico italiano. Mi alzo, lo saluto, e me ne vado per gli affari miei.








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