Controscatto "Si pensa sempre che ciò che viene strappato al tempo si trovi davanti alla macchina fotografica. Ma non è del tutto vero. Fotografare è infatti un atto bidirezionale: in avanti e all’indietro […]. Una fotografia è sempre un’immagine duplice: mostra il suo oggetto e, più o meno visibile, ‘dietro’, il ‘controscatto’: l’immagine di colui che fotografa. Questa controimmagine, presente in ogni fotografia, non viene fissata sull’obiettivo, così come il cacciatore non viene colpito dal suo proiettile, ma ne avverte soltanto il contraccolpo. Cos’è dunque il contraccolpo del fotografo? Come viene percepito, come si riproduce nell’immagine fotografata? Che cosa lo rende, per così dire, evidente? In tedesco c’è una parola molto significativa per indicare questo concetto, che conosciamo da contesti del tutto diversi: ‘disposizione’. In senso psicologico e morale s’intende con essa sottolineare l’atteggiamento con cui qualcuno si ‘dispone a qualcosa’, cioè si prepara a qualcosa per poi ri-prenderla. La ‘disposizione’ è però anche un concetto nella fotografia o nel cinema: definisce l’immagine, il suo taglio, ma anche il modo in cui si colloca la macchina fotografica rispetto ai valori della luce e dei tempi, coi quali poi l’operatore allestisce la ripresa".

(Wim Wenders)

5 responses to “Controscatto”

  1. Avatar Betta

    Mi piacque molto la mostra fotografica di Wenders a Roma circa un anno fa. Bellissime gigantografie di scatti eloquenti nel rappresentare tutti i luoghi,i paesaggi diversi dei luoghi dove era stato per girare i suoi film.
    Ciao Pim
    Betta

  2. Avatar irenespagnuolo

    Ho spesso e a lungo riflettuto e scritto sul “controscatto”, affascinantissimo retroscena dell’obiettivo…

  3. Avatar Giulia

    Wenders è un grande… Giulia

  4. Avatar Pim

    Parere personale: trovo che Wenders sia più bravo come fotografo che come regista…
    Ciao Betta, ciao Giulia.

  5. Avatar Pim

    Anch’io, Irene. La citazione di Wenders spiega bene il mio senso di smarrimento quando vedo fotografie di persone cui voglio bene scattate da altri. Non è il mio sguardo ad aver scelto l’inquadratura, ad averle messe in posa oppure colte di sorpresa; bensì occhi estranei che mi rendono per un attimo estranee quelle persone invece care.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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