Si, i peggiori per primi…
Ciao,ricostruirsi una verginità tornando all’infanzia?
Forse è quello che sognano anche Karazic e Mladic.
Buona giornata
Fino
Io sogno di tornare diciannovenne…
si vede che non sono proprio del tutto peggiore
no, bambina no, non vorrei mai, ma ventenne, forse….
ciaomarina
Peggiori o no, bambini si rimane dentro… Io non ho mai abbandonato la bambina che è in me, Giulia
Non tutti sogniamo di ritornare bambini, perché qualcuno si illude di esserlo ancora, e –come un bimbo che protesta- vorrebbe rifiutarsi di crescere …
Corinzia
Cate, Fino:
Eh sì, è la nostalgia dell’innocenza… sempreché l’infanzia sia davvero l’età dell’innocenza…
Guizzo, Marina:
Personalmente, preferisco esagerare. Come dice Woody Allen: vorrei tornare nell’utero. Di chiunque.
Giulia:
Non sono uno di quelli che dice di avere dentro sé un fanciullino. Io sono un fanciullino che racchiude in sé un uomo.
Corinzia:
Caratteristiche dell’infanzia sono la fantasia, la curiosità, l’entusiasmo, l’apertura alle novità… Rimanere bambini significa, in questo senso, non lasciare atrofizzare queste doti che, invece, ci devono accompagnare in tutte le età.
Sfortunatamente siamo in pochi a cogliere questo. Viviamo in un mondo di “adulti” e se oramai “grandi”, si riesce ancora ad essere bambini, ci si può sentir dire la tristissima frase “Bisogna crescere!”. Ciao.
Ritornare bambini non per rifiutare le responsabilità dell’adulto, ma per far rivivere la genuinità dei sentimenti, la serenità d’animo, la vivacità e la voglia di vivere propria dell’infanzia.
Questo significa per me.
Ciao.
Zia Elena

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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