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Tutti sogniamo di tornare bambini. Anche i peggiori di noi. Forse i peggiori lo sognano più di tutti”.
(da Il mucchio selvaggio, di Sam Peckinpah)

10 responses to “Tutti sogniamo di tornare bambini”

  1. Avatar cate

    Si, i peggiori per primi…

  2. Avatar Fino

    Ciao,ricostruirsi una verginità tornando all’infanzia?
    Forse è quello che sognano anche Karazic e Mladic.
    Buona giornata
    Fino

  3. Avatar Guizzo

    Io sogno di tornare diciannovenne…
    si vede che non sono proprio del tutto peggiore

  4. Avatar marina

    no, bambina no, non vorrei mai, ma ventenne, forse….
    ciaomarina

  5. Avatar giulia

    Peggiori o no, bambini si rimane dentro… Io non ho mai abbandonato la bambina che è in me, Giulia

  6. Avatar Corinzia
    Corinzia

    Non tutti sogniamo di ritornare bambini, perché qualcuno si illude di esserlo ancora, e –come un bimbo che protesta- vorrebbe rifiutarsi di crescere …
    Corinzia

  7. Avatar Pim

    Cate, Fino:
    Eh sì, è la nostalgia dell’innocenza… sempreché l’infanzia sia davvero l’età dell’innocenza…
    Guizzo, Marina:
    Personalmente, preferisco esagerare. Come dice Woody Allen: vorrei tornare nell’utero. Di chiunque.

  8. Avatar Pim

    Giulia:
    Non sono uno di quelli che dice di avere dentro sé un fanciullino. Io sono un fanciullino che racchiude in sé un uomo.
    Corinzia:
    Caratteristiche dell’infanzia sono la fantasia, la curiosità, l’entusiasmo, l’apertura alle novità… Rimanere bambini significa, in questo senso, non lasciare atrofizzare queste doti che, invece, ci devono accompagnare in tutte le età.

  9. Avatar Corinzia
    Corinzia

    Sfortunatamente siamo in pochi a cogliere questo. Viviamo in un mondo di “adulti” e se oramai “grandi”, si riesce ancora ad essere bambini, ci si può sentir dire la tristissima frase “Bisogna crescere!”. Ciao.

  10. Avatar zia elena

    Ritornare bambini non per rifiutare le responsabilità dell’adulto, ma per far rivivere la genuinità dei sentimenti, la serenità d’animo, la vivacità e la voglia di vivere propria dell’infanzia.
    Questo significa per me.
    Ciao.
    Zia Elena

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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