Conoscere_3

Non so se anche voi siete tra quelli che amano sfogliare dizionari ed enciclopedie. Io lo sono sin da bambino, quando consumavo le pagine della mitica Conoscere. Raggiungevo sullo scaffale della libreria uno di quei volumi, mi accoccolavo in un angolo del salotto, tra il divano e l’armadio, e stavo lì per interi pomeriggi. Soltanto l’ora della merenda mi riscuoteva da quella placida penombra in cui lasciavo in disparte il mondo. Mi dilettavo quasi più che con i racconti di Verne o di Salgàri, perché c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire, che metteva in movimento i neuroni, faceva viaggiare l’immaginazione a briglia sciolte. I denti del tirannosauro erano lunghi quindici centimetri, Giulio Cesare disse “meglio essere il primo di questo villaggio che il secondo a Roma”, Vittorio Emanuele II venne scambiato in culla con il figlio di un macellaio… Nozioni che oggi fanno sorridere, rappresentano il gusto d’altri tempi per l’aneddotica, curiosità spicciole nel filone allora consueto dell’apprendere divertendosi. Ma erano informazioni sempre sorprendenti, che facevano esclamare pensa te…
Certo, per troppa ingordigia ingurgitavo marmellate di notizie senza distinguere quelle importanti dalle risibili. E molte di esse restavano incollate alla memoria soltanto per il breve volgere di una giornata. Tuttavia costituirono la fonte cui cominciai a dissetare la mia precoce sete di sapere, gli ingredienti con i quali elaborai il mio primo repertorio fantastico. Una vena ricca di suggestioni che, ancora adesso, non dà segni d’inaridimento…

7 risposte a “Conoscere”

  1. Avatar Fino

    Anch’io non ho dimenticato il fascino di queste enciclopedie che ci hanno aperto delle finestre sul mondo.
    Buona giornata, Pim
    Fino

  2. Avatar Antonio Cracas

    caro Pim,
    anch’io avevo “Conoscere”, ed anch’io, sovente, sfogliavo e leggevo i suoi volumi come un giornalino, proprio con le stesse tue motivazioni.
    Pim, con te faccio talvolta dei salti all’indietro vertiginosi, riallacciandomi a piacevoli ricordi famigliari: povera mamma, com’era orgogliosa di avermi comprato quella enciclopedia.
    Ciao.
    Antonio

  3. Avatar zia elena

    Io avevo Vita Meravigliosa, ma non la tua stessa ingordigia di conoscere (purtroppo).
    Non a quell’età.
    Leggevo, leggevo, ma solo narrativa.
    Ciao, Pim.
    Zia Elena

  4. Avatar Pim

    Fino:
    Ricordo che erano di gran voga anche “I Quindici”. Una finestra un po’ più piccola…
    Antonio:
    Oggi il concetto di enciclopedia appare sorpassato, il sapere viaggia online: però quei volumi contengono davvero un pezzo delle nostre vite.
    Zia Elena:
    Oggi i ragazzini non leggono più nemmeno la narrativa, ahinoi…
    Grazie per i vostri interventi!

  5. Avatar gobettiano

    Ai miei tempi c’era l’enciclopedia “Il Tesoro” ed anche a me piaceva sfogliarla. Era, come per te PIM, curiosità che poi è divenuto metodo che non si dimentica più. Non è affatto male, anzi.
    luigi

  6. Avatar Gian Contardo (Buffalmacco)

    Ti auguro di cuore che questa vena non s’inaridisca mai.
    Smettere di cercare di conoscere è come smettere di vivere.
    Io come enciclopedia avevo “Oggi per domani”: 16 volumi, di cui l’ultimo quasi interamente occupato dall’indice analitico.
    Era bello anche aprtire dalll’indice, cercare la cosa che t’interessava e poi andare a prendere il volume o i volumi che trattavano l’argomento.
    E magari, scorrendo il volume, scoprire altre cose, altri argomenti.

  7. Avatar Pim

    Luigi:
    La curiosità è la benzina che accende il motore della conoscenza. Gli inglesi affermano che uccida i gatti, ma i gatti hanno sette vite non a caso.
    Gian:
    Si può tranquillamente applicare il concetto di serendipity a dizionari ed enciclopedie. Li si sfoglia per cercare qualcosa finendo invariabilmente per trovare qualcos’altro…

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Luglio 2008
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