Non so se anche voi siete tra quelli che amano sfogliare dizionari ed enciclopedie. Io lo sono sin da bambino, quando consumavo le pagine della mitica Conoscere. Raggiungevo sullo scaffale della libreria uno di quei volumi, mi accoccolavo in un angolo del salotto, tra il divano e l’armadio, e stavo lì per interi pomeriggi. Soltanto l’ora della merenda mi riscuoteva da quella placida penombra in cui lasciavo in disparte il mondo. Mi dilettavo quasi più che con i racconti di Verne o di Salgàri, perché c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire, che metteva in movimento i neuroni, faceva viaggiare l’immaginazione a briglia sciolte. I denti del tirannosauro erano lunghi quindici centimetri, Giulio Cesare disse “meglio essere il primo di questo villaggio che il secondo a Roma”, Vittorio Emanuele II venne scambiato in culla con il figlio di un macellaio… Nozioni che oggi fanno sorridere, rappresentano il gusto d’altri tempi per l’aneddotica, curiosità spicciole nel filone allora consueto dell’apprendere divertendosi. Ma erano informazioni sempre sorprendenti, che facevano esclamare pensa te…
Certo, per troppa ingordigia ingurgitavo marmellate di notizie senza distinguere quelle importanti dalle risibili. E molte di esse restavano incollate alla memoria soltanto per il breve volgere di una giornata. Tuttavia costituirono la fonte cui cominciai a dissetare la mia precoce sete di sapere, gli ingredienti con i quali elaborai il mio primo repertorio fantastico. Una vena ricca di suggestioni che, ancora adesso, non dà segni d’inaridimento…








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