Giampiero_boniperti

Nasce ottant’anni fa a Barengo, un borgo arroccato sulle prime ondulazioni delle colline novaresi dominate dal Monte Rosa. Il padre, che è podestà, lo chiama Gian Piero come esige la moda del momento. Il pallone tra i piedi è subito suo, ma il fratello Gino pare più di lui fatto per il calcio. Il destino deciderà altrimenti. Tenta con il Novara, i genitori nicchiano: prima gli studi, e lui sta faticando a diplomarsi. Va ad un provino per la Juventus, si piazza al centrattacco di una formazione giovanile ed entusiasma: dribbling, stop, tiro con i due piedi. Il trasferimento a Torino è cosa fatta: nel 1947, a diciotto anni, esordisce in serie A ed è subito in Nazionale. Il ragazzino è tanto fortunato quanto talentuoso e pimpante. Intorno a lui gli Agnelli ricostruiscono una grande squadra. Il campionato che si conclude nel 1950 ricuce lo scudetto sulla casacca bianconera dopo qualcosa come quindici anni. È la Juventus di John Hansen e Praest, di Parola e Muccinelli. Boniperti, poco più che ventenne, è già un idolo. Si narra – ma è storia vera – che quando Gianni Agnelli parla di premi, lui gli chieda di poter scegliere delle vacche. Vedi caso, sempre giovani e gravide. 
Il ciclo è breve, le milanesi prendono a vincere per buona parte dei ’50. Allorché gli Agnelli decidono di tornare a fare sul serio, gli acquisti si chiamano John Charles e Omar Sivori. È il 1957: Boniperti smette il ruolo di centravanti, arretra, e nasce il grande regista che tutti ricordano. Anche chi non l’ha visto in campo ha sentito favoleggiarne la superba visione di gioco, il carattere d’acciaio, la classe sopraffina. La palla passa inesorabilmente per le sue scarpette bullonate: l’estroso Sivori è uno straordinario opportunista d’area, Charles un colpitore di testa micidiale. Quando si parla di attacchi esplosivi, la memoria corre ancora oggi a quel trio che segnò un’epoca. Rinasce la Juventus dominatrice del campionato: dal 1957 al ’61 ne metterà in fila tre. Boniperti è il capitano, il condottiero, la bandiera. 
L’ennesima sequela di successi termina quando il Nostro, giunto a trentatré anni, si sente ormai vecchiotto. Ha messo in bacheca cinque scudetti, un paio di Coppe Italia, e dopo 443 presenze e 178 reti decide di chiudere. Si dice che abbia fatto voto di non toccare più un pallone, e così accade. La Juventus ha però ancora bisogno di lui. Nel 1971 viene eletto presidente, e sarà l’artefice di una lunghissima stagione di trionfi che durerà fino alla metà degli anni ’80. Scudetti, coppe nazionali ed internazionali. Tutti i trofei che una squadra di calcio può vincere sulla faccia del globo terracqueo. Una squadra che, trapiantata in azzurro, sarà il blocco su cui erigere il monumentale titolo dell’82. In quei tre lustri giocano nella Juventus nomi che restano scolpiti a caratteri d’oro nella memoria di ogni tifoso. E lui è sempre in primissima linea, competente come pochi, dettando le regole di uno stile d’argento. 
Per coloro che come me seguirono da ragazzini quelle imprese, Boniperti resta il Presidente per antonomasia. Quello che si allontanava dallo stadio durante l’intervallo e ascoltava alla radio il resto della partita. Quello che stirava un sorriso a salvadanaio e scuoteva il capo con aria sorniona. Quello che, prima che il calcio prendesse la piega commerciale ed affaristica che sappiamo, prima che la Juventus provasse l’onta dello scandalo e la serie B, scelse di ritirarsi a vita privata. Stavolta per sempre. Ha fatto il suo tempo, non prima di aver fatto la storia del calcio.

11 risposte a “Giampiero Boniperti”

  1. Avatar Pim

    Fotografia tratta da http://www.lastampa.it

  2. Avatar giac

    si, è tutto vero. condivido. boniperti è il Presidente, per chi è di fede bianconera. vecchio testimone di un calcio che non esiste più, e che ho tanto amato. bello scritto pim

  3. Avatar Fino

    Grande calciatore e grande uomo. Vista la mia età, ho avuto la fortuna di averlo visto giocare nel corso di un Catania-Juventus del 1961. Vinse la Juve con un gol di King Jon Charles. In porta della Juve c’era Beppe Vavassori che poi venne a giocare da noi.
    peccato che poi Boniperti sia finito a Forza Italia.
    Grazie per il saluto, Pim
    Fino

  4. Avatar giac

    massì, fino, si annoiava, forse. anzi no: gli chiesero di presentarsi alle europee, dove conta la celebrità, visto il sistema elettorale. e magari doveva qualche favore a berlusconi. o magari ci crede davvero (il figlio mi pare sia arrazzato di politica). insomma, non mi pare sia stata una presenza incisiva in politica, il “marisa”. sorvolerei, ecco.

  5. Avatar Pim

    Grazie Giac. Fortunatamente la sua militanza politica è stata molto meno incisiva di quella come giocatore prima e di presidente dopo. Per una volta, ha scelto la casacca sbagliata…

  6. Avatar Pim

    Hai una memoria di ferro, Fino! Di John Charles mi si racconta di quella volta che, al vecchio Comunale, andò a incocciare la testa contro il palo. La botta, tremenda, si udì distintamente fino in tribuna lasciando sgomenti i tifosi. Charles ricadde come morto ma poi, dopo qualche minuto, si rialzò come se nulla fosse stato…

  7. Avatar Valeriano Lomonaco
    Valeriano Lomonaco

    E’ stato il mio idolo, esempio in campo e fuori dal momdo del calcio. L’ho visto segnare un gol a Bari nel 1958 in Bari Juve, su punizione. Lo ricordo in tante occasioni, fondamentali per laNostra Juve ed anche in Nazionale dove guido’ con Grande maestria gli azzurri al pareggio con l’Ungheria di Albert, Tichy e Grocis. Per me e’ stato il piu’ grande. Auguri Giampiero Boniperti. Valeriano da Lecce.

  8. Avatar gobettiano

    Bel ricordo di uno davvero grande. Lo vedevo in TV anche da presidente e sia come giocatore che come dirigente mi faceva impressione il suo aplomb,il suo essere sempre ordinato e fin elegante perfino al termine di una dura partita.
    luigi

  9. Avatar anecòico

    con il tuo ottimo stile riusciresti perfino a farmi amare il calcio 😀
    anecòico

  10. Avatar Pim

    Grazie Anecòico, mi fai un grande complimento. Se è davvero così, proverò anche con il croquet.
    🙂

  11. Avatar zebrabianconera10

    L’ultimo vero Presidente che abbiamo avuto.
    Grande Giampiero…
    Ciao!
    zebrabianconera10

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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