photo by Pim

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.
Il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

(Giorgio Caproni, da Il franco cacciatore)

Mi trovo fisicamente qui senza appartenere a niente e a nessuno. Non sono neppure altrove: il mio viaggio è rimasto un’ipotesi, un luogo sognato, mai raggiunto.

(photo by Pim. Noli, febbraio 2016)

3 risposte a ““Biglietto lasciato prima di non andare via””

  1. Avatar Nemesys

    È di una una bellezza sottile il modo in cui questo testo intreccia il viaggio esteriore con quello interiore, trasformando lo spostamento fisico in una metafora del disorientamento dell’anima. Le citazioni di Caproni, Rilke, Tarkovskij e Terzani non sono semplici ornamenti: diventano bussola e smarrimento insieme, suggerendo che il vero movimento avviene quando si perde un punto fermo. Il risultato è una riflessione che non parla solo di partire, ma soprattutto di restare — e di quel paradosso in cui il non-andare-via diventa la forma più autentica del viaggio.

    —

    Se vuoi, posso renderlo più breve, più critico, più poetico o più personale.

  2. Avatar Cinzia*

    di Giorgio Caproni… dovrei avere qualche poesia salvata nelle bozze…
    invece… di Tiziano Terzani… avevo letto il suo libro autobiografico… “La fine è il mio inizio”…

    una buona notte x te… ciao Paolo!

    1. Avatar Pim

      Mi sono avvicinato a Caproni piuttosto tardi, solo dopo aver terminato il liceo, la sua poetica però mi è apparsa subito congeniale. Apparentemente semplici e persino un po’ svagati, i suoi versi sono straordinariamente efficaci nel descrivere una profonda ricerca esistenziale.
      Ciao Cinzia, buona serata!

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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