photo by Pim

I luoghi che ci accolgono non ci appartengono. Siamo ospiti di una città, di un panorama, di case e persone, custodi di un’esperienza: il nostro viaggio, però, proseguirà necessariamente altrove.

Abitiamo uno spazio per qualche tempo e dobbiamo godere la bellezza del momento, per il semplice fatto che la proviamo sulla pelle e nel cuore, senza la pretesa di trattenerla. Saper dire addio è l’atto conclusivo della gratitudine che dobbiamo alla vita. Riconosciamo che il nostro tempo lì si è concluso, ringraziamo per la serenità che ci ha donato e lo lasciamo andare, in attesa di incontrare altre storie.

Impariamo ad amare i luoghi ma prepariamoci sempre a separarcene.

(photo by Pim. Antibes, 30 agosto)

7 risposte a “I luoghi che ci accolgono”

  1. Avatar Keep Calm & Drink Coffee

    Una bella sfida.
    A volte mi piace pensare, al contrario, di appartenere a un luogo.

    1. Avatar Pim

      Il senso di appartenenza dà stabilità e riferimenti precisi che rassicurano. Siamo però esseri impermanenti, destinati a non restare, nè qui nè ora. È una sensazione che, personalmente, avverto forte.
      Grazie Claudia, piacere di incontrarti. Buon fine settimana.
      P.

      1. Avatar Keep Calm & Drink Coffee

        Ci rifletterò.
        GRAZIE
        Piacere mio!

  2. Avatar Cinzia*

    “Impariamo ad amare i luoghi ma prepariamoci sempre a separarcene.”
    ma… non possiamo separarcene del tutto… perché a volte la mente ci riporta lì… o riguardiamo le fotografie che abbiamo scattato… o i nostri occhi luccicano a ricordare tutti i passi fatti per raggiungere quel luogo… o quei luoghi…

    buon sabato Paolo!

    1. Avatar Pim

      Siamo ancora veramente lì, in quei ricordi, in quelle fotografie? O non pensiamo e guardiamo noi stessi che eravamo lì da un altro tempo e da un altro spazio?
      Ciao Cinzia, buon fine settimana anche a te 🌹

      1. Avatar Cinzia*

        no… non siamo più in quelle fotografie… ma a volte… serve… voltarsi indietro… per ricordare a noi stessi… chi eravamo…

  3. Avatar Nemesys

    Questo testo unisce dolcezza e consapevolezza: l’idea che la bellezza non si possiede, si attraversa, e che ciò che resta davvero è ciò che quei luoghi hanno trasformato dentro di noi.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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