photo by Pim

Ricordo quando il professor B., durante una lezione di Psicologia Dinamica, se ne uscì con una domanda che, detta da chiunque altro, avrebbe fatto pensare a un improvviso episodio di scompenso psichico: «Le Twin Towers sono state distrutte perché erano considerate il simbolo della potenza fallica degli Usa? Oppure si è trattato di un attacco invidioso diretto ai capezzoli ubertosi di Wall Street?»

Non so se intendesse soltanto provocare l’uditorio, cosa assai probabile, ma quella lettura psicoanalitica dell’11 settembre non mi sembrò del tutto inverosimile. E se dietro ogni attentato si nascondesse un desiderio represso, un pene simbolico, un seno metaforico?

Forse perché, ascoltando le sue parole, veniva spontaneo chiedersi se il senso del mondo fosse davvero così oscuro o se era il professor B. a renderlo tale, con una certa perversione intellettuale.

(photo by Pim. National September 11 Memorial & Museum, New York, 30 luglio 2024)

2 risposte a “Il complesso delle Torri”

  1. Avatar Cinzia*

    per non dimenticare… 🖤
    hanno ricostruito la sagoma delle Twin Towers…
    prima 2.977 punti luminosi sospesi nel buio… poi le luci cominciano a muoversi… salgono a spirale sopra il porto di New York e lentamente si ricompongono…nel cielo tornano ad apparire le Torri Gemelle…
    a venticinque anni dall’11 settembre… New York ha ricordato così le 2.977 persone uccise negli attentati del 2001… una luce per ciascuna vittima…

    buona serata luminosa… ✨ ciao Paolo!

  2. Avatar Pim

    Ho visto le immagini. Due anni fa visitai Ground Zero, oggi irriconoscibile rispetto al 2001: il Memorial, The Edge, con la sua terrazza panoramica, e l’Oculus sono tra gli edifici che ne hanno cambiato completamente la fisionomia. I turisti però trattengono il fiato nel camminare intorno alle due grandi vasche, sorte al posto delle Twin Towers, circondate dai nomi delle vittime.
    Ciao Cinzia, buona serata.

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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