Sabaudia I piedi ondeggiano sulle dune di velluto, sospese tra mare, lago e cielo. Fanno da sfondo la bassa vegetazione mediterranea tagliata dalla litoranea e, in lontananza, la massa scura del Circeo. Ripeto a mente le parole di Moravia: “Un posto che mi ricorda l’Africa, per me la parte più bella al mondo”. Oggi tutto è immerso in una specie di luce lattescente, a rievocare un fascino antico e solitario.

<< Ti ricordi quel filmato in cui Pasolini cammina sulla spiaggia… Indossa un trench, è spettinato dal vento, tiene le mani in tasca… >>. << Quello in cui si mette improvvisamente a correre… Sì, certo, l’ho visto molte volte >>. << Sai, è stato girato proprio qui, in questo punto >>. << È vero… Riconosco il posto >>, e mi sorprendo ad inseguire un’immagine. << Se non sbaglio, in quell’occasione rilasciò l’ultima intervista prima di… >>.

Mentre continuiamo a parlare, sento la tua mano scivolare nella mia.

(12 giugno 2008)

3 responses to “Sabaudia”

  1. Avatar rosa
    rosa

    Un ricordo struggente, il tuo. Meno male che se qualcuno vuole (sono in pochi a farlo!) può andarsi a rivedere o a leggere quanto ha fatto un artista che non sarà mai dimenticato da chi ama veramente la cultura. Spero che un giorno gli venga dato il giusto riconoscimento che ad oggi, nella società nella quale viviamo, non è possibile.

  2. Avatar laura
    laura

    Pasolini oggigiorno avrebbe ancora tanto da dire in merito alla situazione tragica che stiamo vivendo in Italia.E direbbe cose giuste.Un personaggio scomodo, ancora attualissimo, che non scorderemo mai.
    Non sono mai andata a Sabaudia, ma uno dei più bei ricordi su PPP è quello di Nanni Moretti,nel primo,migliore,degli episodi di “Caro diario”.
    Ciao.

  3. Avatar gobettiano

    Tenerissima la chiusa del post collegata al ricordo di un grande della letteratura.
    luigi

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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