In coda c’è chi si spazientisce, sbuffa, chi legge un libro, chi chiacchiera con il vicino. E chi lavora di fantasia.

<< Mi piace passare il tempo ad osservare la gente, inventare per ognuno una storia >>, dice Monica. << Quel tipo esce adesso di prigione, quell’altro è un agente in missione segreta, la ragazza ha un appuntamento con l’amante… >>. È un gioco che scatta automaticamente, come una molla. << Meglio se si deve prendere il numero, così nessuno approfitta della distrazione per passarmi davanti. Ma se anche fosse, poi >>, aggiunge serafica, << pazienza. Cinque minuti in più o in meno non cambiano la vita >>.

La sua immaginazione tocca livelli surreali quando qualcuno attacca bottone. << Una volta, una vecchietta mi fa: ah, che tempi. Ed io: se sapesse… mia nonna era russa, a Mosca stava in fila delle ore, al gelo, per un tozzo di pane e un po’ di patate. Quella mi guarda con gli occhi di fuori. Un’altra volta, alla posta, faccio: la scorsa settimana, mentre ero qui, è entrato un rapinatore, ci ha minacciato tutti con la pistola, uno spavento tremendo… >>.

Ora capisco come nascono le leggende metropolitane.

<< Il massimo è stato quando ho raccontato ad una signora che un noto calciatore ha l’Aids: è omosessuale, non lo sa? Ma come, non legge i giornali? E lei: massì, distrattamente… spero solo che mio figlio non lo sappia, è tifosissimo… >>.

Naturalmente il noto calciatore sta benissimo, è in piena forma, sposato e pure con prole.

8 responses to “Monica”

  1. Avatar rosy
    rosy

    🙂
    ecco cosa s’intende per capacità affabulatoria…

  2. Avatar Amanda

    Ciao Pim,
    detesto le notizie false. Pensa che cattiveria bruttissima ha detto di quel calciatore! Preferisco chi racconta la realtà, anche in modo romanzato, accentuando le emozioni. Se l’avessi incontrata io, sapendo che mentiva, credo probabilmente le avrei risposto sgridandola.

  3. Avatar Pim

    Si tratta di un gioco politicamente scorretto, Amanda, ma inoffensivo. Piuttosto, mette in evidenza quanto la gente si mostri disposta a prestare ascolto alle notizie false, senza neppure preoccuparsi se siano credibili o meno. Questo spiega anche il proliferare di un’informazione palesemente ingannevole, che si fonda sullo scarso senso critico collettivo.
    Ciao, buona giornata.

  4. Avatar irenespagnuolo
    irenespagnuolo

    E’ come se l’avesse detto il tg!!! Oro colato, basta volerci credere…:)
    Senso critico?!
    In evidente stato di decomposizione 🙁
    Comunque così ho sorriso!
    Irene

  5. Avatar girasole

    E’ un gioco che in un certo senso a volte faccio anch’io, cercando d’immaginare le storie dietro i visi delle persone. Però le tengo per me, proprio perchè sono inventate. Non sono d’accordo sul fatto che sia un gioco inoffensivo, può diventare pericoloso, proprio perchè la gente ascolta e crede in modo passivo. E questo vale naturalmente e ancor più, per i mezzi d’informazione. Se la gente crede ad una storia inventata da una semplice sconosciuta, figuriamoci se non lo fa con quel che arriva da un tg o da un giornale.
    Un caro saluto e buona giornata.

  6. Avatar zia elena

    Ma dai, Monica si diverte (a meno che non sia vittima di qualche atteggiamento compulsivo) e non dimentichiamoci che i pettegolezzi sono il pane della gente comune.
    Capisco che il periodo induca ad essere prudenti, ma non confonderei la disinformazione televisiva (e non solo), con un gioco scanzonatorio.
    ‘notte.
    Elena

  7. Avatar gobettiano

    Povera Monica. Il suo è un gioco in fondo. Altri fanno la stessa cosa volontariamente e strumentalmente avendo radio, TV e giornali come stupido, interessato megafono.
    luigi

  8. Avatar Pim

    Capisco che il comportamento di M., soprattutto non conoscendo la persona, possa sollevare qualche perplessità. Tuttavia, come suggerisce Elena, i pettegolezzi sono assai richiesti; anzi, ho sempre l’impressione che molta gente sia disposta a credere a qualunque cosa fuorché alla verità.
    Grazie per i vostri interventi. Un abbraccio collettivo.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Gennaio 2009
L M M G V S D
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere