Il_regista_di_matrimoni

Bellocchio racconta il percorso di fuga di un regista cinematografico in crisi esistenziale il quale, giunto nella profonda Sicilia, è incaricato da un nobile spiantato di filmare le nozze della figlia. Si intrecciano le vicende di un uomo che si guadagna da vivere riprendendo matrimoni e di una specie di Mattia Pascal che si spaccia per morto.

È un film disagevole, permeato di simboli spesso indecifrabili, enigmatico anche sul piano visivo, pieno di sequenze che disorientano lo spettatore; un cammino onirico che segue traiettorie oscure, scarti improvvisi, soluzioni inaspettate. La riproposizione attraverso uno specchio deformante della vicenda dei Promessi Sposi rappresenta la chiave di lettura della nostra società, ancora impregnata di umori arcaici e soffocanti.

Il regista di matrimoni
di Marco Bellocchio
con Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey
(Italia-Francia, 2006, 107’)
Sabato 10 gennaio, Rai3, ore 2,55

4 responses to “Il regista di matrimoni”

  1. Avatar Amanda

    Ciao Pim, io l’ho visto ma non fino alla fine. Mi ha annoiato, non l’ho capito, non so… boh. Eppure Castellito mi piace molto come attore.

  2. Avatar Pim

    Bellocchio è un autore dalla forte personalità, ma obiettivamente pesante. Da vedere più per dovere morale che per piacere.
    Ciao Amanda, buon fine settimana.

  3. Avatar Fino

    Pim, il film non l’ho visto, però l’ultimo Bellocchio mi lascia molto perplesso.
    Buona serata
    Fino

  4. Avatar Pim

    Bellocchio ha sceneggiato un gran numero di film insieme ad uno psicoanalista, tal Massimo Faggioli, il quale li ha impiombati di simbolismi astrusi ma con risultati modesti. Personalmente, dopo “Le mani in tasca”, ho ricominciato ad apprezzarlo a partire da “Il principe di Homburg”, cioè da quando si è definitivamente liberato del suo pedante strizzacervelli…
    Ciao Fino, buon lunedì

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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