Pi_niente_dalla_notteIl piacere sta nello scattare sul verde: pronti, via, un colpetto d’acceleratore a bruciare la partenza dell’automobilista a fianco, mettere il muso davanti mentre il viale si apre libero.

Quando guido mi sento sempre in una posizione privilegiata. Guardo il mondo in movimento, in fin dei conti senza esserci dentro, con la musica sotto a far da colonna sonora. Non importa se la sostanza delle cose sfugge in una scia appena percepita, in alto le luci dei lampioni ben lontane dall’essere stelle.

Il cuore accelera nel buio di qualche sentimento in disuso, le vene nascoste sotto il colletto della camicia. Addosso ho la leggerezza di una vertigine progressiva che ruota lateralmente il mio punto di vista. Così distinguo a malapena le supposizioni dai dubbi, me stesso e la strada, più niente dalla notte.

I figli bizzarri dell’immaginazione dormono nudi nell’attesa di un’ispirazione che renda loro lineamenti e consistenza.

 

(Fotografia scattata ad Aleppo il 7 agosto 2008)

5 responses to “Più niente dalla notte”

  1. Avatar rosy
    rosy

    un brano nel più puro stile espressionista, pim… suggestivo come un mirò.
    ma cos’hai fotografato?

  2. Avatar Pim

    Che dire… Grazie Rosy.
    La fotografia (mossa perchè ero in pullman) ritrae una moschea che si trova nella zona moderna di Aleppo. I quattro minareti sono illuminati da luci verdi, il colore sacro per l’Islàm.

  3. Avatar zia elena

    Forse mi sbaglio, ma ho la sensazione che trapeli un pochino di inquietudine da queste righe davvero suggestive, come dice Rosy.
    Bonne Journée.
    Elena

  4. Avatar Pim

    È semplicemente la fotografia un po’ mossa di chi sta in viaggio…
    Ciao Elena, a presto.
    Pim

  5. Avatar gobettiano

    Analitico ed introspettivo. Bella penna e forte sensibilità emotiva.
    luigi

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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