Il film racconta la vicenda (vera) di John Forbes Nash jr, “mago dei numeri” affetto da una grave forma di schizofrenia. Il riscatto avverrà grazie all’amore di una donna, grazie alla quale imparerà a convivere con la malattia, e alla fine arriverà anche il Nobel per l’Economia.
Si tratta del (più o meno) prevedibile ritratto di un genio folle–folle genio, di cui si rappresenta il percorso ascesa-caduta-risurrezione nel segno dell’ottimismo semplicistico che anima questo genere di fiction (ispirata alla realtà, sebbene la realtà sia di solito altra cosa). A rimpolpare la trama, risvolti psicologici abbastanza stereotipati e qualche colpo basso da melodramma. La storia appare prolissa e presenta qualche incongruenza narrativa, oltre che psicopatologica. La presunta omosessualità di Nash viene del tutto lasciata cadere: per evitare una possibile relazione con la malattia mentale o, semplicemente, perché politically incorrect?
Ron Howard si conferma regista di stampo tradizionale: regia ineccepibile (premiata con l’Oscar) ma piuttosto anonima. Russell Crowe, nella parte del protagonista, si è diligentemente documentato, tuttavia indugia un pelo al di sotto e al di fuori della soglia di identificazione col personaggio. In questo senso rimane di un altro pianeta la prova di Dustin Hoffman in Rain man. Ma è tutto il film a restare in superficie, limitandosi ad illustrare senza analizzare.
Sull’argomento matematica-disagio psichico segnalo il ben più convincente Morte di un matematico napoletano, film del ‘92 di Mario Martone che tratteggia la biografia del grande Renato Caccioppoli.
A Beautiful Mind, di Ron Howard, con Russell Crowe, Ed Harris, Jennifer Connelly (Usa, 2001, 134’). Martedì 7 luglio 2009, Retequattro, ore 21,10
Leggo ma non commento le tue recensioni cinematografiche. Non amo molto il cinema. Stavolta ho visto il film e mi trovo perfettamente d’accordo con una recensione che trovo assai qualificata e convincente. a dimostrare passione e conoscenza.
luigi
Ti ringrazio, Luigi, le mie sono solo brevi recensioni. I molti anni trascorsi nel Forum Cinema di Kataweb hanno lasciato il segno.
Buon pomeriggio, ciao.
Pim
Però ha preso 4 oscar. Certo che il verdetto dei giurati puo’ avere un condizionamento emotivo basato sul tema della malattia…ma il cinema,quello vero, e’ anche emotivita’ e ci puo’ coinvolgere anche per questo! .Pensi che il film sia stato fatto ,magari,partendo dalla base di convincere i giurati perche’ il tema era quello di una grave sofferenza oppure pensi che il regista,il comunque bravo Ron Howard, si sia lasciato semplicemente ispirare da una bellissima storia vera fatta appunto di sentimenti, sofferenze e riscatti morali che in un modo o nell’altro ,in maniera magari diversa,appartengono a ognuno di noi??
@ Rosy:
Sì, era una bella comunità: la chiusura nel 2004 provocò una vera e propria diaspora che disperse tutte quelle energie.
@ Vito:
Per quanto riguarda il merito, occorrerebbe stabilire quale (non-dis)valore attribuire al premio Oscar. Visto tra l’altro che Russell Crowe, in quell’occasione, non lo beccò…
@ Irene:
Grazie per la fiducia! 🙂
Ricambio l’abbraccio.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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