Ingredienti per sei porzioni: 800 g di albicocche mature, 150 g di mandorle, 150 g di farina manitoba, 150 g di zucchero, 3 uova, 100 g di burro (oppure: 50 di burro e 50 di olio d’oliva), 1 bustina di lievito per dolci, zucchero a velo.
Denocciolate le albicocche, tagliatele a spicchi e mettetele in una terrina. A parte, sbattete i tre tuorli, aggiungete lo zucchero, il burro e l’olio – oppure, se preferite, solo il burro – fino ad ottenere un impasto spumoso e pallido. Unite la farina setacciata, il lievito e infine le albicocche.
Montate quindi a neve gli albumi e amalgamateli al composto. Dopo averlo reso ben omogeneo, versatelo in uno stampo o in una teglia da forno precedentemente imburrata. Cospargete con le mandorle tutta la superficie e infornate a 150 gradi per 60 minuti.
Appena il dolce è pronto, spolveratelo con lo zucchero a velo e servite.
Note: se volete, aggiungete all’impasto un biccherino di liquore (rum, marsala…).
È una torta semplice da preparare (se l’ho fatta io…), adatta alla prima colazione e alla merenda, ma può essere gustata in qualunque momento.
Eccolo qui, il diavolo tentatore… Come fai a sapere che non so resistere di fronte alla ricetta di una torta? 🙂
Ho giusto un po’ di albicocche da usare in fretta. Volevo farne macedonia, ma opterò per questo tuo suggerimento. Una domanda:che diavolo è la farina manitoba? Urge risposta.
Ciao e buona giornata.
Amanda:
Tre albicocche non bastano per la torta, ma per un ottimo frappé sì!
Irene:
Prima di sottoporvi la ricetta l’ho provata e finora sono vivo. Declino comunque ogni responsabilità… 🙂
Girasole:
E’ un tipo di farina (grano tenero) adatta per fare i dolci. Credo che la 00 vada bene ugualmente.
Grazie, buona giornata.
Pim
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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