Per un attimo diventasti la collina, la mia collina di terra e foglie, addensata nel cielo estivo ancora chiaro. Ma eri nata altrove, lontana, estranea a questo paesaggio. Stringevo una nuvola evanescente. 

La collina è notturna, nel cielo chiaro. 
Vi s’inquadra il tuo capo, che muove appena 
e accompagna quel cielo. Sei come una nube 
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi 
la stranezza di un cielo che non è il tuo. 
La collina di terra e di foglie chiude 
con la massa nera il tuo vivo guardare, 
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo 
tra le coste lontane. Sembri giocare 
alla grande collina e al chiarore del cielo: 
per piacermi ripeti lo sfondo antico 
e lo rendi più puro. 
Ma vivi altrove. 
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove. 
Le parole che dici non hanno riscontro 
con la scabra tristezza di questo cielo. 
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca 
impigliata una notte fra i rami antichi. 

 (Cesare Pavese)

5 responses to “Notturno”

  1. Avatar Antonio Cracas
    Antonio Cracas

    Buon fine settimana.

  2. Avatar girasole
    girasole

    Ti ringrazio per questo dono. Rileggere Pavese è sempre un’emozione. E’ stato il mio primo vero amore poetico. Avevo quindici anni e un amico me lo fece conoscere al di là dei libri di scuola. Grazie ancora…
    Ciao

  3. Avatar Pim

    @ Antonio:
    Grazie, buona domenica anche a te.
    @ Girasole:
    Ogni volta che riprendo Pavese trovo sempre qualcosa di nuovo nelle sue poesie, come se continuasse a parlarmi. Grazie anche a te, ciao.

  4. Avatar Prishilla

    Ehm…. piccola simpatica catena…. 🙂

  5. Avatar Pim

    Grazie per la citazione, Prish: per domani provvederò a farmi venire in mente cinque titoli decenti… 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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