Troyes Troyes è una deliziosa cittadina francese, attraversata dalla Senna, che in un tempo lontano fu capitale della Champagne. Caratteristiche sono le abitazioni a graticcio del centro storico, che si sviluppa intorno a rue Champaux. Qui è situata la tourelle d’Orfèvre, una casa del ‘600 provvista di una torretta angolare, sorretta da due cariatidi e un atlante. Poco più in là si trova la ruelle des Chats, un vicoletto in cui i piani superiori delle case sono talmente inclinati da toccarsi, permettendo ai gatti di saltare da un tetto all’altro (da qui il nome). 
Ma a Troyes quasi tutti i vecchi edifici hanno muri paurosamente storti, e l’effetto ottico che ne deriva provoca al turista un accenno di vertigine. Come riescano a rimanere in piedi da quattro secoli è un mistero. Considerando che il centro storico ha la curiosa forma di un tappo di champagne, qualche spiegazione si può anche tentare…

(Agosto 2000, dai miei appunti di viaggio)

6 responses to “Troyes”

  1. Avatar dragor

    Meraviglioso questo Tour de France sentimentale. Se potessi fare una tappa anche a Nizza 🙂
    Ciao Pim, buon lunedi’
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Beh, come sai adoro Nizza e spero prima o poi di tornarci. Più prima che poi…
    Ciao, grazie.

  3. Avatar Prishilla

    E’ splendido avere la forma di un tappo di champagne….!

  4. Avatar Pim

    Inebriante, direi…
    Ciao Prish!

  5. Avatar stelladineve

    Avevo l’influenza, a Troyes, 15 anni fa. Mamma e papà la visitarono a turno, mentre io vomitavo in un albergo di lusso….. 🙁

  6. Avatar Pim

    Immagino che non ne avrai un gran ricordo… 🙂

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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