La vedo sul balcone della casa di fronte. Passeggia nervosamente nel breve spazio compreso tra la ringhiera e un armadio di ferro. Indossa un maglioncino scuro, un paio di jeans, porta lunghi capelli neri che ricadono disordinati sul volto ossuto. Tra le dita della mano destra regge una sigaretta, da cui aspira ripetutamente corte boccate di fumo, senza soddisfazione evidente; l’avambraccio sinistro, sul quale ricade molle il seno, circoscrive il ventre sottile in un stretta rigida. Ogni tanto guarda di sotto, nel cortile, tra le auto posteggiate, le biciclette e i bidoni vuoti della spazzatura.
Che cosa l’aspetta dietro quella finestra alla francese, da cui esce pallida una luce al neon?
@ PIM: Ma è una domanda alla quale poi ci scriverai la soluzione, oppure è un’idea per l’inizio di un libro per la quale stesura, d’una prossima trama, cerchi spunto in base alle risposte che riceverai?
Cosa l’aspetta? O cosa aspetta? Forse sarà in attesa del ritorno del suo uomo, al quale dichiarare
d’aver scoperto d’essere in attesa di un figlio non programmato? Ventre ancora sottile in una stretta rigida è forse per qualcosa che si ha dentro ma non si vuole accettare? L’abitudine della sigaretta così per smorzare il nervosismo? O sono troppo tragica? La luce al neon mi rende l’idea di un’ambientazione negli anni ’60 ‘, in un piccolo appartamento poco ammobiliato, solo con l’indispensabile. Un caro saluto.
Voyeur:hai già corso il rischio!
Pure io seduto sul divano la posso ammirare quando esce annaffiare le piante e selon les jours attacca alla ringhiera ora la bandiera d’Italia ora la bandiera della pace.Ha 90 anni e porta sempre il grembiule.
@ Prishilla:
Avendo il tempo, forse avrei provato a scrivere un racconto lungo. Però mi piaceva l’idea di lasciare la sequenza in sospeso, in modo che ciascuno potesse proseguirla a piacimento.
@ Irene:
Sì, hai ragione, quella donna aveva un aspetto logoro… ed è proprio questo che mi ha indotto a scriverne.
@ Silvia:
A questa cosa del ventre non ci avevo pensato. L’ipotesi è stimolante. Proprio vero che, citando Eco, il lettore ne sa sempre più dell’autore…
@ Osman:
Immagine suggestiva, nonostante le apparenze…
…e tanto meno su di me, visto che la mia ispirazione narrativa, sia pure un pò prosaica, è dettata da una cinquantina di multe collezionate negli ultimi tempi :-))
A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.
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