
Mi è accaduto di dover leggere l’
opera prima di un conoscente. Peggio. Di dover anzitutto partecipare alla presentazione, in una banca zona Crocetta, con tanto di promotore finanziario che esorta il pubblico ad aderire allo scudo fiscale (eh, come no). Quindi, di sorbirmi l’entusiasmo d’ordinanza dell’Editor e gli strenui tentativi da parte dell’Autore di definire la propria poetica. Infine, di acquistare il libro (quindici euro) e, ancora non contento, farmelo pure autografare (santi numi!).
Appena ho tra le mani lo smilzo volumetto (ottanta paginette a caratteri cubitali), vado alla quarta di copertina: dove s’informa che l’Autore sin da ragazzo ha scritto poesie e racconti, conseguito un diploma tecnico e attualmente è Responsabile della Qualità presso una Multinazionale con i controcazzi. Nella postfazione, gli corre l’obbligo di ringraziare moglie e cognato per i preziosi consigli. Nessuna citazione invece per la suocera.
Va bene. La trama: un assassinio ambientato nella sonnacchiosa (anzichenò) provincia piemontese, le indagini di un commissario parecchio umano, galleria di figurine da strapaese che sentenziano come profeti biblici, paesaggi autunnali e prodotti enogastronomici… Un gialletto già-letto, con ripetute evocazioni di F&L, Camilleri, Lucarelli, persino di Piero Soria; e per concludere in gloria, un’inopinata svolta alla Dan Brown – azzeccata come una pisciata fuori dal vaso.
“Allora, cosa ne pensi?”, mi chiede lui tutto trullo dopo qualche tempo.
Deglutisco. “Carino”.
Vorrei sprofondare.
In alternativa, che sprofondasse lui.
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