London Calling 

(10 marzo
2010. A Elena, appiedata dalla nube islandese.
)

4 responses to “London Calling”

  1. Avatar dragor

    Questo è il modello classico, tenuto in vita solo in qualche punto strategico. Una cosa che mi è rimasto impressa è l’odore, quel particolare odore che si sente solo nelle cabine telefoniche inglesi. Per me quello è l’odore dell’Inghilterra
    Ciao Pim, a presto
    dragor (journal intime)

  2. Avatar Pim

    Vero, Dragor: sono rimaste nella City e nel cuore di Londra, in periferia sono state sostituite con delle normali cabine (o sono sparite del tutto, come da noi).
    Penso che l’odore faccia il paio con quello presente all’interno dei taxi: Londra non è Londra se non la vedi da lì dentro…
    Merci, au revoir.
    Pim

  3. Avatar zia elena

    Grazie de pensiero, Pim.
    La prima volta che andai a Londra, nel 1977, di cabine ce n’erano parecchie e, per noi studenti in trasferta estiva in terra d’Albione, costituivano l’unica possibilità di comunicazione con la nostra famiglia in Italia. Funzionavano con i PENCE – mentre da noi ancora si usavano i gettoni – e…non davano resto!
    Beh, almeno, grazie a te, ho rivissuto qualche attimo di vita londinese, in barca alla nuvola fantozziana che mi perseguita!
    Kisses,
    Elena

  4. Avatar Pim

    It was only a joke… 🙂
    Spero che il viaggio sia rimandato di poco.
    Kisses.
    P.

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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