Ogni giorno si scontrano in noi due forze Ogni giorno si scontrano in noi due forze: il desiderio di svolgere il nostro lavoro in modo eccellente e la coscienza dei nostri limiti. Speranza e consapevolezza, percezioni soggettive e realtà oggettiva. Sensazioni amplificate dalle aspettative che gli altri ripongono in noi.

Più si allarga la forbice tra sogni e risultati, più l’ansia da prestazione aumenta. Lo stress logora nel tempo, lentamente, e può esplodere all'improvviso. E chi ha sempre ottenuto tutto ciò che voleva, di solito manifesta una minore tolleranza alla sofferenza. Bisogna invece imparare a convivere in modo equilibrato con il desiderio di realizzarsi. Se ci si abitua a coltivare aspettative eccessive, anche i risultati positivi appaiono frustranti: è il concetto di deprivazione relativa introdotto dal sociologo Robert K. Merton.

La tensione va allenata quotidianamente, come fanno gli atleti, altrimenti rischiamo di smarrirci. Si può essere competitivi a vita, ma si può disimparare come. Si possono conservare intatte le proprie motivazioni, non la forza interiore per soddisfarle.

(Fotografia scattata al British Museum l'11 marzo 2010)

13 responses to “Ogni giorno si scontrano in noi due forze”

  1. Avatar giacynta

    Mi viene da pensare che il concetto stesso di realizzazione è dannoso. Non è possibile convivere in modo equilibrato con il desiderio di realizzarsi. La prospettiva di una “pienezza” condurrà comunque a vivere in uno stato di ansia, inframmezzato da momenti di illusoria requie, o di desolante frustrazione. Meglio accantonare il concetto stesso di pienezza.
    Che ne dici? E’ un problema che mi pongo anch’io.
    Ciao, Giacinta

  2. Avatar Pim

    Hai ragione, si tratta di raggiungere uno stato di equilibrio assai sottile. Non è semplice capire ciò che vogliamo veramente, è qualcosa che ridefiniamo continuamente, un processo in fieri. Credo sia importante non fermarsi mai – o il meno possibile – senza cedere all’ansia da prestazione, assaporando quanto siamo riusciti già a realizzare.
    Ciao Giacyntha, grazie.
    Pim

  3. Avatar zia elena

    “Il concetto di deprivazione relativa”: un’ottima regola di sopravvivenza. Più difficile metterla in pratica, ma da tenere sempre presente.
    Ciao, Pim. Buon fine settimana.
    Elena

  4. Avatar Pim

    Forse non mi sono spiegato bene, Elena. Il concetto di deprivazione relativa era stato introdotto da Merton per descrivere la frustrazione provata dai militari riguardo alla propria carriera anche quando occupavano posizioni privilegiate. La sensazione di essere privati di qualcosa può aver a che fare (per varie ragioni) con le percezioni soggettive e non con la realtà oggettiva. Non una bella roba, insomma… 🙂
    Buon fine settimana anche a te.
    P.

  5. Avatar Prishilla

    E’ un po’ come dire che dobbiamo “mantenerci abituati” all’idea che qualche volta, nonostante tutto il nostro impegno, qualche ciambella non riuscirà col buco 😉
    Prish

  6. Avatar Amanda

    Molto interessante Pim. Credo di avere bisogno di leggermi questo scritto un po’ di volte, come fosse un mantra… :)))

  7. Avatar irene spagnuolo

    Forse dovremmo semplicemente vivere…cosa che spesso non facciamo pienamente e autenticamente. Inseguendo qualcosa ci sfugge quello che siamo, l’attimo che stiamo respirando, gli occhi che ci stanno guardando, le parole che potremmo ascoltare o pronunciare…e molto altro ancora 🙂
    L’attimo, l’attimo. Questa è “realizzazione”, forse!
    Irene

  8. Avatar Luciano
    Luciano

    Forse semplicemente non si dovrebbe porre l’accento sulla realizzazione in senso materiale: questa comporta uno stato perenne di ansia nel tentativo di raggiungerla e, peggio ancora, uno stato di tensione forte per mantenerla una volta raggiunta.
    La realizzazione in senso spirituale, coinvolgendo pienamente il senso della vita, porta ad una maggiore o piena consapevolezza di cosa siamo e di cosa vogliamo che, unitamente alla percezione dei nostri limiti e alle nostre possibilità, ci dà la possibilità di vivere con equilibrio e serenità. Questa consapevolezza ha il dono, poi, di consentirci di affrontare i momenti comunque difficili che potremo avere.

  9. Avatar luca
    luca

    Io credo che in fondo l’uomo, vivendo in un mondo reale fatto di cose, di azioni e quindi di realizzazioni debba porsi degli obiettivi anche minimi, ma debba comunque porseli. La realizzazione spirituale credo che sia strettamente connessa con quella materiale. Ci si realizza spiritualmente se si raggiunge un obiettivo, o una condizione di vita, oppure anche una serenità interiore che sarà più sincera quanto più distante dall’essere materiale. La nostra limitatezza di uomini a volte ci salva dallo scoprire l’irrealizzabile, a volte ci turba perchè non capiamo, non possiamo avere la presunzione di capire tutto…

  10. Avatar Silvia GM
    Silvia GM

    @ Carissimo PIM ! Io ogni tanto mi perdo, ed infatti (perdonami) mi ero persa questo tuo interessantissimo ‘dibattito’. Così ora ho letto anche le risposte altrettanto interessanti.
    Noi occidentali siamo (mal) abituati a voler raggiungere sempre di più in cose tangibili e concrete
    legate all’avere ed al potere.
    Non siamo (troppo) allenati, invece, al pensare in senso più ampio e meno materialista, dando spazio alla sensazione di benessere psicologico /fisico prima di quello remunerativo.
    [[ La sensazione di essere privati di qualcosa può aver a che fare (per varie ragioni) con le percezioni soggettive e non con la realtà oggettiva. Non una bella roba, insomma… 🙂 ]]
    Questa impressione è ciò che ci fa dannare; e, da quanto leggo, anche altri lettori- scriventi, su questo blog, la pensano come me sul fatto di dare meno importanza ai beni tangibili. O, come scrive
    l’adorabile Irene, ci lasciamo troppo scappare gli attimi da cogliere, proiettati come siamo nel pensare al futuro. Io aggiungo: sovente a rimuginare il passato per il non ottenuto!
    Sì, le tue riflessioni sono utili come un ‘mantra’ (rubo il pensiero di Irene) : non basta leggerle e condividerle; bisognerebbe avere la forza di metterle in pratica, qualche volta, nel percorso della nostra vita di comuni mortali.
    [[il desiderio di svolgere il nostro lavoro in modo eccellente e la coscienza dei nostri limiti ]]
    Credo sarebbe sufficiente accettare i ns. limiti serenamente per poi eccellere nelle cose che sappiamo fare. Ognuno di noi ha delle predisposizioni per… Non dovremmo permettere all’invidia (brutta bestia) di prendere il sopravvento : ogni tanto saperci accontentare. Questo non significa diventare menefreghisti o ‘barboni’ in quanto incapaci. Sia chiaro. Tutto nella giusta dimensione = ambizione con un Q.B. di modestia, accompagnato da una equilibrata % di stima contro il disprezzo. Un cordialissimo saluto.

  11. Avatar Pim

    Grazie per le bellissime parole, Silvia, che condivido.
    Un caro saluto.
    Pim

  12. Avatar girasole

    Completamente d’accordo con te. C’è una frase però del tuo scritto che mi fa riflettere: “Ogni giorno si scontrano in noi due forze: il desiderio di svolgere il nostro lavoro in modo eccellente e la coscienza dei nostri limiti.” Tu parli di lavoro, il desiderio di farlo al meglio
    E quando i limiti non sono solo quelli insiti in noi, (che fanno parte della natura umana)ma anche quelli che ci vengono imposti perchè non ci permettono di fare al meglio il nostro lavoro. E’ questo che mi fa incazzare. E non voglio smettere di farlo. Perchè l’incazzatura permette di tenere alta la rabbia e la voglia di fare qualcosa per cambiare la realtà dei fatti. Scusa, probabilmente sono andata fuori tema, ma è stato istintivo pensare a questo.
    Ciao e buona serata

  13. Avatar Pim

    Parlavo effettivamente di limti personali, però quanto sostieni è vero: talvolta l’ambiente nel quale siamo immersi soffoca le nostre qualità, le risorse migliori. Ne deriva una frustrazione ancora più forte e dolorosa.
    Grazie Girasole, bentornata.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Maggio 2010
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Scopri di più da SCRIVERE I RISVOLTI

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere