Il gusto dell'altrove La
focaccia di Recco va necessariamente gustata passeggiando sul lungomare di una località ligure: sotto i portici di via Po a Torino dà una pessima impressione di sé. La stessa differenza che fa la Guinness in Temple Bar invece che in un pub italiano, o il Pita Gyros assaggiato a Kos piuttosto che in una taverna greca d’importazione. A prescindere dagli ingredienti, il sapore è diverso. È il sapore dell’altrove.

(Fotografia scattata a Damasco l'11 agosto 2008)

13 risposte a “Il sapore dell’altrove”

  1. Avatar Amanda

    Se posso aggiungere… come la granita siciliana che va rigorosamente gustata in Sicilia, in altri luoghi perde il fascino, non senti il profumo dei limoni e la brezza marina (Mmmmmhhhhhmmmm quanto è buona :))))

  2. Avatar Pim

    Ricordo come fosse oggi una granita di gelsi neri gustata a Taormina nell’estate del ’95… che meraviglia!
    Ciao Amanda.
    Pim

  3. Avatar stelladineve

    …qualche volta la compriamo per portarcela a casa, la focaccia di recco. Ma finisce sempre in macchina… 😉

  4. Avatar giacynta

    Sotto i portici di Torino, così nobilmente austeri, può trovare una ragion d’essere un diversivo, un di più aristocratico e raffinato come il cioccolato. E’ effettivamente una questione di qualità, carattere dell’ambiente. La focaccia di Recco sfama e soddisfa un sano ed elementare appetito ” plebeo “.

  5. Avatar Homing Pigeon

    ciao Pim,
    il sapore dell’altrove è straordinario. Sintetico e iconografico. Bellissimo.
    Condivido appieno. La vecchia teoria per cui i cibi (e i vini) nei luoghi d’origine hanno un altro sapore è vera e verificata più volte.
    Guai portarli lontani. Perdono l’anima.
    Ciao, a presto,
    HP

  6. Avatar Silvia GM
    Silvia GM

    Sì ! Sì come le fettine di prosciutto crudo di Parma…. ed qualche pezzetto di Parmiggiano Reggiano degustate rigorosamente A PARMA. ?!
    Oppure dolciccime paste di mandorla pugliesi della provincia di Lecce consumati in luogo… ??Perchè in auto, durante il tragitto Puglia /Piemonte, mica durano… finiscono prima (come la focaccia di Stella di Neve. ) BRAVO PIM. ^___^

  7. Avatar Pim

    @ Stella di neve:
    A chi lo dici… Le Mozartkugeln acquistate a Innsbruck neppure arrivarono al Brennero!
    @ Giacynta:
    Un’amica romana afferma che la cioccolata che si fa in certi locali di Torino (senza far nomi) è unica al mondo. Come darle torto?

  8. Avatar Pim

    @ HP:
    Questione di anima… la loro o la nostra? 🙂
    @ Silvia:
    Mmm… le paste di mandorla… sto salivando come il cane di Pavlov!
    Grazie per i vostri interventi, buona giornata.
    Pim

  9. Avatar dragor

    Pym, il mio miglior pollo byriani non l’ho mangiato in India ma a Londra. E’ anche vero che non mangiavo da una settimana…
    Ciao, buona giornata
    dragor (journal intime)

  10. Avatar Pim

    Più che l’altrove potè la fame… 🙂 A Londra invece ho mangiato fish&chips pessimi (nella cripta di St Martin-in-the-Fields).
    Buon appetito.
    Pim

  11. Avatar Demata

    Sono d’accordo.
    Spaghetti e rigatoni, mozzarella e pizze, sfogliate e babà, pastiere e caffè andrebbero consumati solo a Napoli.

  12. Avatar homing pigeon

    uhh Pim che citazione dantesca… Conte Ugolino, canto XXXIII…
    E @Demata, si’, concordo, la miglior pizza al metro al mondo, da Gigino a Vico Equense, suggerito venti e passa anni fa, provato plurime volte, mai deluso…
    Ciao a tutti,
    HP

  13. Avatar Prishilla

    Si è perso il mio commento…. dicevo che io i gianduiotti da Torino me li porto a casa…. e non mi sono mai pentita!
    Anche se in linea di principio sono d’accordissimo con te (infatti.. focaccia ligure in liguria proprio ieri!)
    Prish

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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