(Lunedì 20 novembre 1995)
È dall’alba di questa gelida mattina tardoautunnale che per le radio di tutto il mondo risuonano senza pausa le note languide di Free as a bird, brano inedito di John Lennon ripreso dai Beatles superstiti.
Al primo ascolto, un brivido improvviso e interminabile è sceso lungo la mia schiena producendo una sensazione irresistibile di pelle d’oca. Un desiderio malinconico di piangere mi è rimasto addosso per tutto il giorno e accompagna tuttora la stesura delle poche parole che mi accingo a scrivere.
È vero, è tutto incredibilmente vero. Sono di nuovo loro, sono tornati, sono ancora insieme. Sempre insieme, come la memoria collettiva non ha fatto altro che ricordarli durante quest’ultimo – interminabile – quarto di secolo.
Poco importa se la voce di John è stata rimasterizzata e mixata al computer con quella di Paul, George e Ringo. Poco importa se il brano (del 1977) è stato completamente riscritto e riarrangiato. Ancor meno importa che, ad essere sinceri, non sia una canzone di grande fattura. Importa solo che, almeno virtualmente, i Fab Four si siano ritrovati e abbiamo cantato, suonato come gruppo.
Ringo, l’unico e inimitabile Ringo, ha dato nuovamente l’attacco di batteria, Paul lo ha immediatamente assecondato pizzicando le corde del basso, le dita di George hanno cominciato a scivolare gentilmente sulle corde dell’inseparabile slide guitar. E dalle casse acustiche, dopo qualche battuta, ha preso a vibrare, quasi inattesa, quella voce nasale e affilata di cui sentivamo nostalgia inconsolabile. La voce di John, sospesa tra il reale, l’irreale e il surreale, pare acquisire adesso un imprevisto significato metafisico: la morte come frontiera apparente dell’essere oltre la quale si trova la pace infinita, la libertà estrema cui John anelava da sempre.
Qualcuno ha dipinto l’evento come un’operazione commerciale inutile o, peggio, funerea. No, non è così. Noi beatlesiani covavamo tutti, più o meno consapevolmente, una speranza tanto assurda quanto inconfessabile: rivederli insieme ancora una volta (una soltanto!). Forse gli stessi Paul, George e Ringo avranno provato in cuor loro quel senso di vuoto inconsolabile provocato dall’assenza di John e si sono messi d’accordo che era giunto il momento di colmarlo. Can we really live without each other? D’altro canto, non sono – per loro stessa ammissione – i più accaniti ed entusiasti ammiratori dei Beatles?
John, dunque, non poteva mancare. Scommetto che gli sarebbe piaciuto da matti ritornare da morto. Si sarebbe divertito ad immaginare le facce stupite dei fans ma soprattutto quelle sconvolte dei discografici e degli addetti ai lavori, dei “fottuti tizi con il vestito intero seduti sui loro culoni”. Sono sicuro che la sola idea gli avrebbe prodotto in viso l’abituale ghigno sarcastico che gli faceva arricciare il lungo naso.
D’ora in avanti la leggenda riprenderà a volare. Per sempre. Free as a bird.







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