The Quiet American Siamo nel 1952. Il film, tratto da un romanzo di Graham Greene, racconta l’inizio del conflitto in Vietnam tra i guerriglieri comunisti e l’esercito colonialista francese, mentre a Saigon già si affacciano i primi avamposti yankee. Il tutto visto attraverso gli occhi di un cronista di guerra stanco e disilluso, dal passo strascicato, un personaggio antieroico ma capace di gesti nobili. La spy story si intreccia con relazioni sentimentali e amicizie tradite. L’epilogo tragico, di sangue e macerie, funge da memento a ciò che sarebbe accaduto a Kabul o a Baghdad nei decenni seguenti.

The Quiet American non sorprende, ma nemmeno annoia. È quel tipo di film che non si propone di cambiarti la vita ma soltanto di raccontarti una storia e di farlo bene. Senza andare fuori le righe segue una trama principale e in filigrana ne racconta molte altre, con il pregio del sussurro anziché del grido. Michael Caine sfodera un’interpretazione notevole, così sottotono, con lo sguardo rassegnato come di chi non ha più nulla da perdere o attendere.

The Quiet American, di Phillip Noyce, con Michael Caine, Brendan Fraser, Do Hai Yen, Rade Serbedzija (Usa/Germania, 2002, 118’). Sabato 22 gennaio, Iris, ore 21,05.

2 risposte a “The Quiet American”

  1. Avatar marianna06

    Recensione essenziale e gradevole.
    Cercherò di vedere questo film quando ricapiterà l’occasione..
    Senza contare che Michael Caine è un “grande” e Grahm Greene, uno scrittore superlativo.
    Grazie.
    Marianna

  2. Avatar Pim

    C’è una curiosità che riguarda questo film. Nei giorni in cui doveva uscire nelle sale italiane, marzo del 2003, gli Usa invasero l’Iraq. La Medusa di Berlusconi, società distributrice, lo ritirò subito dalla circolazione. Venne riproposto solo dopo parecchi mesi e in poche copie.
    Ciao, grazie.
    Pim

Lascia un commento

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

Gennaio 2011
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31