Un fiore morto Le sue parole affondavano in una ferita mai cicatrizzata, ancora sanguinante, nonostante tutto quel tempo. Avrei voluto dirle che, alla fine di una relazione, bisogna smettere di investire energie nella persona amata. Il distacco implica la liberazione e il recupero di queste energie, in modo da indirizzarle verso un nuovo oggetto d’amore, utilizzarle per costruire un altro legame affettivo. Avrei voluto dirle che non doveva più considerare quell’uomo ancora parte di sé: era necessario che se ne separasse definitivamente, lo lasciasse finalmente andare. Non poteva continuare a innaffiare un fiore morto. Altrimenti non sarebbe più riuscita ad amare nessuno. E nessuno sarebbe stato più disposto a innamorarsi di lei.

Invece tacqui, e restai in ascolto.

7 risposte a “Un fiore morto”

  1. Avatar Prishilla

    Quanta saggezza in quel Tacqui.
    Ciao Pim, buon lunedì

  2. Avatar marianna06

    Spendida prosa! Complimenti.
    Se me la mandi in posta…. vorrei conservarla.
    Grazie.
    Un abbraccio.
    Marianna

  3. Avatar .dragor

    Se parli come scrivi, forse avresti dovuto dirglielo. So per esperienza che cosa significa innaffiare un fiore morto. E sono grato a chi me lo ha fatto notare.
    Grande prosa in poco spazio, il tocco di un’anima sensibile e di una penna magistrale
    Ciao Pim, a presto
    dragor (journal intime)

  4. Avatar Pim

    @ Prishilla:
    Un bel tacer non fu mai detto. Quando mi trovo di fronte al dolore altrui, resto ad ascoltare: non so se è questione di saggezza, più semplicemente perché penso che le mie parole suonerebbero superflue, inutili.
    @ Marianna:
    Certo, appena ho un attimo ti invio il file.
    @ Dragor:
    In seguito ho detto più o meno ciò che sta nel post. Anche mi esprimo peggio a voce che con la penna (purtroppo), credo che il messaggio sia stato recepito. O almeno lo spero.
    Grazie a tutti.
    Pim

  5. Avatar Giacinta

    Chissà se c’è davvero un modo giusto. Ci vuole coraggio anche per ascoltare, anzi, forse, chi ascolta ne ha di più. Tutto sommato è semplice “liquidare” le situazioni, girare le spalle e pensare che dietro ci siano solo fiori morti…
    Avrai capito che non sono una che prende facilmente risoluzioni…
    Un caro saluto.
    P.S.
    Mi piace il molto la frase finale ed il modo in cui l’hai staccata dal resto. C’è molto in quello spazio vuoto!

  6. Avatar cinzia
    cinzia

    ahhh … ma allora fai esercizi di stile!.-)

  7. Avatar Pim

    @ Giacinta:
    Non a caso abbiamo due orecchie e una sola bocca, diceva un filosofo ellenico (non so più chi): l’ascolto è fondamentale, le parole vengono in seguito.
    (Detto tra noi: nemmeno io sono capace di prendere facilmente risoluzioni…)
    Un caro saluto anche a te.
    @ Cinzia:
    Mah, ci provo… 🙂
    Ciao, grazie.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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