Il discorso del re Un film di attori, parole e voci: non poteva essere diversamente. Un film sull'acquisizione dell’identità attraverso il linguaggio e sulle differenze di classe attraverso l'ottica di una amicizia inusuale. Paradossale il climax che conduce il protagonista al superamento dell’handicap con un discorso che, invece, calerà l'Inghilterra nel baratro del secondo conflitto mondiale. Sceneggiatura romanzata che va giù come una tazza di tè, ricostruzione ambientale minimalista stile BBC, fotografia patinata, regia invisibile. Salta all'occhio la splendida direzione degli attori, un cast di azzeccati caratteristi (tranne Timothy Spall nei panni di Churchill, fastidioso), capitanati dal grande Geoffrey Rush che tiene testa a un Colin Firth nel ruolo della vita. Enorme impegno il suo, fatto di borbottii, silenzi, versi, cambi di tono e accenti, canzoni, poesie, brani teatrali. Emozionante perché sa rendere, con sfumature freudiane, il conflitto fra l'uomo (fragile, complessato, spocchioso, testardo) e il re, cui la nazione chiede di essere un simbolo. Un premio Oscar annunciato – che rimedia in parte al torto subito con A Single Man. Per questa ragione, più che altre volte, è necessaria la visione in lingua originale poiché il gran lavoro sull’emissione di parola è troppo castigato dal doppiaggio italiano.

Il discorso del re, di Tom Hooper, con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham-Carter, Guy Pearce, Derek Jacobi (Gb/ Australia, 2010, 111’). In programmazione al Greenwich Village di Torino.

4 responses to “Il discorso del re”

  1. Avatar rosy
    rosy

    uno di quei film acchiappaoscar che però si fanno piacere.

  2. Avatar Pim

    Un giusto riconoscimento alla tradizione attoriale anglosassone, di chiara impostazione teatrale.
    Ciao Rosy.
    Pim

  3. Avatar Elena

    Un film piacevole, esattamente come una buona tazza di te. A chi piace.
    Io l’ho apprezzato: non è un capolavoro, ma si lascia guardare volentieri e, nella versione originale, costituisce un buon esercizio per la lingua.
    A quando la candidatura come miglior Blog, Pim?
    Besitos.
    Elena

  4. Avatar Pim

    Sono contento che tu abbia visto il film, immaginavo che l’avresti apprezzato. E grazie per i complimenti: a me basta non vincere il Razzie Award come Worst Blogger. 🙂
    Muchos abrazos.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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