Scrivere è un modo per diventare se stessi“Sono rimasto colpito da ciò che ha detto Don DeLillo in una lettera, molti anni fa: scrivere è una forma di libertà personale. Certo, ognuno può scrivere quello che vuole, è un po’ la nozione di un blog, è ciò che significa essere liberi di esprimersi. Credo però che DeLillo si riferisse a qualcos’altro: scrivere è un modo per diventare se stessi. In questo senso ti senti liberato, quando davvero diventi sempre più te stesso. La scrittura è il veicolo che te lo permette”.

(Jonathan Franzen, da Che tempo che fa del 20 marzo 2011)

6 responses to ““Scrivere è un modo per diventare se stessi””

  1. Avatar puntoG

    Come dire infilarsi i propri vestiti stirati (?).
    Buonanotte Pim
    puntoG

  2. Avatar Pim

    Meglio: diventare capaci di scegliere il vestito più adatto al proprio Io. Stirato o sgualcito che sia. (O anche nude-look, perché no.)
    Grazie PuntoG, buona giornata.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    e se scrivere fosse è solo un gioco divertente e basta? incompleto e tutto in sospeso…

  4. Avatar Prishilla

    più che “diventi sempre più te stesso” io infatti direi “puoi essere un’infinità di te stessi” 🙂
    buon we, Prish

  5. Avatar Pim

    Come tutti i giochi, cara Rosy, è un gioco serissimo…

  6. Avatar Pim

    Giusta considerazione, cara Prish. Non so chi possa dire di non essere arrossito nel rileggere le poesie scritte nel periodo dell’adolescenza: anzi, credo che molti abbiano esclamato “Ma questo ero io?”. Era uno degli infiniti Io cui tendevamo e poi abbiamo lasciato per abbracciarne infiniti altri. La frase di Franzen è suggestiva, ma presuppone il diventare se stessi come raggiungere una condizione statica. L’unico dato stabile della nostra esistenza, invece, è il cambiamento…
    Grazie per l’intervento, buon week end anche a te.
    Pim

Rispondi

Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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