The life of tree Pare che, in un cinema di Bologna, abbiano scambiato le etichette apposte sui rulli di The tree of life di Terrence Malick, dunque sia stato proiettato dapprima il secondo tempo e poi il primo. Pare soprattutto che, per una settimana, nessuno se ne sia accorto, né gli esercenti né il pubblico. Pare, sottolineo, perché reputo poco probabile la faccenda: in sala dormivano tutti?

Provo comunque a fare una supposizione: e se l’inversione dei rulli non fosse un errore, bensì una scelta? L’ultimo cinema del mondo, di Alejandro Agresti, parla giustappunto di un paese della Patagonia dove le pellicole vengono proiettate dopo essere state rimontate casualmente: per cui vedi subito la fine, quindi il principio, infine ciò che succede in mezzo. In fondo, avvertiamo spesso la sensazione che la nostra vita non abbia una trama lineare, ma scorra secondo criteri antinarrativi, sino al limite del non-senso. Quante volte percepiamo smarrimento o confusione davanti alla frammentarietà dispersiva di certi intrecci. Quante volte perdiamo il filo del racconto – e non per colpa della stanchezza o della demenza precoce. E se la nostra vita si potesse raffigurare come un albero capovolto, con le radici sospese nel cielo e la chioma all’ingiù, in equilibrio instabile?

8 risposte a “The life of tree”

  1. Avatar senzaverso

    Sono d’accordo ma è la vita che è caotica e con un senso di sequenzialità solo apparente. Non è facile venir fuori. Resta il fatto che il film lascia il segno

  2. Avatar Pim

    Non ho ancora visto The tree of life e assai me ne attendo. Malick è un maestro, uno degli ultimi che ci sono rimasti.
    Grazie per l’intervento.
    Pim

  3. Avatar rosy
    rosy

    ho letto anche l’articolo di gramellini e ho molti dubbi anch’io che le cose siano andate così. però la tua riflessione è calzante. chi ha scamibato i rulli delle nostre vite?

  4. Avatar Pim

    Così com’è stata riportata, anche da Gramellini su La Stampa, la notizia contiene un’inesattezza sostanziale: non sarebbero stati scambiati il primo e il secondo tempo, ma il primo e il secondo rullo, vale a dire una ventina di minuti di film.
    Non credo che qualcuno si adoperi a fare la stessa cosa con le nostre vite: siamo noi, per nostra natura, a procedere disiecta membra.
    Ciao Rosy.

  5. Avatar Prishilla

    Sul fatto che non se ne siano accorti io non mi stupisco affatto. Non ho visto il film e non conosco la trama quindi non ho idea dell’effetto che possa aver fatto lo scambio dei rulli, ma in termini generali penso che spessissimo assistiamo a narrazioni non lineari, talvolta che trascendono il buon senso pur di creare un “effetto speciale” e questo non ci fa mai pensare ad un errore, piuttosto all’ennesima stravaganza dell’autore.
    Poi penso anche a quante “creazioni” o “scoperte” sono il frutto fortunato e fortuito di un errore, quindi…. davvero non comprendo lo scalpore!
    Mi piace invece molto la tua riflessione, che esula saggiamente dall’accaduto e mi ha fatto pensare che, in effetti, dovessi scrivere la mia autobiografia non inizierei dall’inizio 😉
    Ciao Pim, buona giornata
    Prish

  6. Avatar dragor
    dragor

    Giustissimo, la vita s’infischia degli schemi che le mettiamo nei film e nei romanzi. Uno scrittore francese, non ricordo piu’ il nome, ha pubbicato un romanzo dove le pagine erano staccate e andavano mischiate come un mazzo di carte. La vita e’ un po’ cosi’.
    Ciao Pim, buona giornata, a presto
    dragor (journal intime)

  7. Avatar Pim

    Giusta osservazione, Prish. Il cinema contemporaneo destruttura spesso le trame dei film (il primo che mi viene in mente è Cinqueperdue, di François Ozon, che comincia dal finale), quindi non si capisce bene il rilievo che è stato dato alla notizia: forse si trattava semplicemente di un un modo per mettere alla berlina i cinefili d’antan, chissà.
    Comunque sia, se dovessi raccontare la mia vita andrei anch’io in ordine sparso. Cosa che, peraltro, sto facendo da anni in questo blog. 🙂
    Buona serata, un abbraccio.
    Pim

  8. Avatar Pim

    L’idea del mazzo di carte è proprio bella, Dragor: le possibilità di creare intrecci sono infinite. Mi sa che la tua vita è davvero un po’ così!
    Ciao, grazie.
    Pim

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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