Ai tempi, tra i ’70 e gli ’80, erano considerati dei tamarroni. Rock da discoteca, tutto ritmo e pomiciate. Dopo trent’anni (!) trascorsi senza colpo ferire, rieccoli invece qua gli Status Quo, sulle spiagge e nelle pubblicità. Sarà l’insenilimento che colora tutto di nostalgia, oppure il plasticume sonoro che oggi ci incerona le orecchie: però a riascoltarli non sono mica male. Anzi. Prendi Whatever you want. Che roba quell’attacco in crescendo. E il riff di chitarra? Tre accordi in croce, ma incisivi al limite dell’indimenticabile. Hai detto niente…

2 risposte a “Whatever you want”

  1. Avatar rosy
    rosy

    era oltretutto l’epoca dei van halen e di david lee roth, a dire il vero li confondevo con loro…. ma sono passati trent’anni, pim, cazzarola….

  2. Avatar Pim

    Jump! Go ahead, jump!
    Tamarroni anche i Van Halen.
    E gli AC/DC?
    🙂

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Pim

A mezzanotte eravamo ancora nel ristorante greco… con la candela quasi liquefatta sul collo della bottiglia, a raccontarci tutto… Avevo l’impressione di doverle dire una cosa. A mezzanotte e mezzo si era scostata il ciuffo, per guardarmi meglio, io le avevo puntato contro l’indice tenendo il pollice alzato e le avevo fatto: “Pim”. “È strano”, aveva detto, “anch’io”. Così eravamo diventati carne di una sola carne, e da quella sera per lei ero stato Pim.

(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)

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